Pubblicato in: Banche Centrali, Trump, Unione Europea

Guerra valutaria e protezionismo. Gli Usa contro la Germania.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-02-09.

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Il mondo è entrato in quella che Greenspan aveva preconizzato come l’epoca della turbolenza: il vecchio stenta a morire ed il nuovo ad imporsi.

Ma quando si parla di fenomeni a scala mondiale il vero pericolo è che diventi necessaria una guerra per risolvere la conflittualità. Guerra non necessariamente condotta a cannonate, ma altre soluzioni apparentemente pacifiche potrebbero causare danni anche ben peggiori.

Cerchiamo di capire a cosa serva veramente una guerra.

Gli obiettivi sono usualmente due:

– imporre con la forza la propria visione su alcuni determinai argomenti;

– rinnovare sempre con la forza la classe dirigente avversaria.

Una guerra guerreggiata altro non è che il trionfo della correttezza di almeno una tesi della teoria dell’evoluzione, quella che il più forte prevalga ed il più debole scompaia.

Ed a scomparire saranno sia le istituzioni, sia le persone, sia la loro Weltanschauung. Nel nostro caso, stiamo assistendo alla devoluzione del socialismo ideologico: è destinato a scomparire, ad estinguersi, se non altro perché i socialisti, liberals negli Stati Uniti, non stanno facendo figli. È solo questione di pazientare una decina di anni. Sempre che non venga prima un rivoluzione che risolva il tutto con la ghigliottina.

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Volendo essere del tutto politicamente scorretti, l’Occidente ha alcuni peccati mortali da scontare.

Il primo è l’ideologia socialista, nelle sue varianti liberal in America e socialdemocratica in Europa, cui consegue una visione statalista ed i debiti sovrani.

Senza tener conto di queste due palle di piombo ai piedi nulla potrebbe essere compreso di quanto stia accadendo.

Il socialismo ideologico è finito, ma i socialisti non ne vogliono sapere di suicidarsi: se si sono candidati ad estinguersi per carenza di prole, è altrettanto vero che la cosa richiederà ancora un decennio almeno. Resta così aperto il problema dell’immediato.

Il secondo invece è il problema dei debiti sovrani che sono arrivati a livelli talmente elevato da non essere più a lungo prospettabile un loro rimborso. Ogni stato sta cercando quindi cercando un modo, pulito o sporco che sia, di far pagare agli altri i propri debiti. Questo è un altro elemento spesso lasciato nel sottofondo: ci si vergogna a menzionarlo nella sua cruda chiarezza. La Germania c’è riuscita parzialmente a spese dei partner europei, non tanto per una sua particolare malizia, quanto piuttosto per l’imbecillità altrui.

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Se quanto detto fosse chiaro e metabolizzato, interiorizzato, tutto il resto ne discenderebbe come logica conseguenza.

«The U.S. administration should blame itself rather than Germany for a recent strengthening of the dollar against the euro»

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«Germany was exploiting the United States and its European partners with an overly weak euro were “more than absurd”»

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«The thesis that foreign currency manipulations are to blame for the current strong U.S. dollar is not borne out by facts»

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«The most recent rise in the dollar is likely to be home-made, triggered by the political announcements of the new government»

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«If politicians erect trade barriers or start a currency depreciation race, there are only losers in the end»

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Herr Weidmann è un tedesco, e da risposte da buon tedesco.

Ci si sarebbe stupiti del contrario: lo stipendio glielo paga la Germania e deve fare gli interessi tedeschi, mica quelli dei partner europei oppure degli americani.

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Che i tedeschi si siano comportati bene con gli europei è visione molto personale di Herr Weidmann: in parte può anche avere ragione, sia ben chiaro, ma certamente non ha ragione assoluta. Avere per compagni di viaggio gli italiani, i greci oppure gli spagnoli è sorte ben grama. Ma sarebbe anche altrettanto vero considerare come la Germania abbia spesso utilizzato la sua posizione egemone per proteggere i propri interessi anche oltre la soglia del lecito.

L’Eurozona ha questo ed altri pressanti problemi: la crisi greca, la fine un giorno o l’altro dei QE, e, soprattutto, un pauroso vuoto politico che difficilmente le prossime elezioni potranno colmare.

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Imputare al Presidente Trump di fare gli interessi degli Stati Uniti sembrerebbe essere cosa errata prima ancora che ingiusta. Chi avesse sperato che avrebbe fatto gli interessi degli europei o di altri avrebbe preso un severo abbaglio.

Due parole meriterebbe invece la chiosa sul termine “protezionismo“.

Il protezionismo è solo ed unicamente un mezzo, un particolare tipo di manovra di politica economica.

Di per sé ha un contenuto neutro.

Considerarlo una “eresia” è possibile esclusivamente in un ambito ideologizzato, ove le teorie economiche siano vissute non in quanto teorie quanto piuttosto come credi religiosi. Alla stregua del fondamentalismo islamico. Ma con fondamentalismi radicati e radicalizzanti non si va lontano.

Ben diverso sarebbe stata l’affermazione che, a parere di Herr Weidmann, un protezionismo americano in questo momento potrebbe essere inopportuno. Inopportuno per i tedeschi e per l’Eurozona, ovviamente. Ma come potrebbe rispondere un’Eurozona imbelle e disarmata, economicamente a pezzi?

Siamo chiari: il protezionismo in talune evenienze è utile, in altre mandatorio, in altre inutile ed infine in altre ancora è dannoso. Sono obiettivi e situazioni al contorno che concorrono a far formare il giudizio.

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Tanto, l’Unione Europea non potrà prendere nessuna iniziativa prima della fine della tornata elettorale: Olanda, Francia, Germani e, forse, Italia. Piaccia o meno. Quindi il Presidente Trump potrà fare più o meno ciò che vorrà.


Reuters. 2017-02-08. U.S. government has itself to blame for dollar strength: Bundesbank

The U.S. administration should blame itself rather than Germany for a recent strengthening of the dollar against the euro, the head of Germany’s Bundesbank said on Tuesday.

Jens Weidmann said comments by a top trade adviser of U.S. President Donald Trump that Germany was exploiting the United States and its European partners with an overly weak euro were “more than absurd”.

“The thesis that foreign currency manipulations are to blame for the current strong U.S. dollar is not borne out by facts,” he told a gathering in the western German city of Mainz.

“The most recent rise in the dollar is likely to be home-made, triggered by the political announcements of the new government,” he said.

Separately, in an interview with Redaktionsnetzwerk Deutschland media group (RND), Weidmann said there was no point in starting a currency war.

“If politicians erect trade barriers or start a currency depreciation race, there are only losers in the end,” he told RND, in comments due to be published on Wednesday.

At the event in Mainz, Weidmann, a long-standing critic of the European Central Bank’s massive purchases of government bonds, defended the ECB’s ultra-easy policy from critics in his own country, saying it was appropriate for now.

But he added that the monetary stimulus should be wound down as soon as the ECB’s inflation objective is reached, even if that means some weaker countries may struggle to repay their debt due to higher borrowing costs.

“The very easy monetary policy cannot solve Europe’s underlying problems and must be wound down as soon as the price stability objective allows it,” he said.

“And that (should happen) even if higher rates worsen the sustainability of individual government budgets or lead to fluctuations in financial markets.”

Most euro zone government bond yields have risen in recent months as inflation rebounded and investors worried about the rise of anti-euro parties ahead of elections in France, the Netherlands, Germany and, possibly, Italy.

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