Pubblicato in: Devoluzione socialismo

New York. Democrazia e dimostrazioni delle star di Hollywood.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-01-20.

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Finocchi gratinati al forno. Piatto preferito del Presidente Trump.


Quanto è accaduto e sta accadendo negli Stati Uniti dovrebbe dar da pensare seriamente: sembrerebbero essere fenomeni non soltanto folkloristici, ma di ben altro spessore.

– Una parte minimale, anche se molto rumorosa, di sostenitori del partito democratico ha dichiarato di non considerare Mr Trump Presidente eletto;

– Questa componente sostiene che la «maggioranza degli elettori ha votato per la rivale democratica Hillary Clinton»;

– Si sentirebbero lesi dalla elezione di Mr Trump: «resteremo uniti per i nostri diritti e per i diritti dei nostri concittadini …. la sanità universale, la questione del cambiamento climatico e il mantenimento dei diritti ottenuti sotto il presidente uscente Barack Obama»;

– Molte delle così dette star di Hollywood hanno aderito a tale linea di pensiero e comportamento;

– Prospettano infine una contestazione continua.

Ci si domanda: ma chi si credono di essere?

*

Sembrerebbe essere utile enucleare alcune tra le tante possibili considerazioni, non necessariamente le principali in senso assoluto.

  • 1. Il sistema democratico di reggimento di un popolo si basa sull’assunto che la maggioranza governi e la minoranza si adegui: poi, alla prossima tornata elettorale, si rifaranno i giochi.

  • 2. In realtà, per sussistere la democrazia avrebbe bisogno che fossero rispettati un ampio numero di altri assiomi, che spesso sono dati per scontati anche se non lo sono per nulla. Il cardine affonda le sue radici nel postulato che tutti i Cittadini Elettori si comportino secondo verità e giustizia, secondo etica e morale. Senza il rispetto sostanziale di questi canoni si travalica immediatamente in quella che il Tocqueville aveva brillantemente definito “dittatura della maggioranza“. In altri termini, una maggioranza ingiusta verso la minoranza.

  • 3. I governi eletti dovrebbero essere vincolati al programma in base al quale hanno richiesto il mandato. Il problema si configurerebbe quindi come squisitamente politico ed economico. Fare un ponte qui oppure la, adeguare ai tempi un servizio sanitario in un modo oppure in un altro, e così via.

  • 4. Un problema emerge severo quando una parte dei Cittadini rifiuta le regole democratiche: la minoranza dichiara di non intendere sottomettersi all’agire della maggioranza. È quanto basta per mettere in crisi il sistema democratico. Per essere più chiari: i partiti rivoluzionari non dovrebbe trovare albergo in una democrazia. Il concetto stesso di “rivoluzione” implica la presa violenta del potere da parte di una minoranza: ossia proprio l’opposto della democrazia.

  • 5. Un altro problema emerge severo e ben peggiore quando nella Collettività si evidenzino discrepanze di visioni etiche e morali. In questa evenienza vengono meno i presupposti che reggono il sistema democratico. E questo è stato il vero punto cruciale del mandato Obama, che ha legiferato variazioni sostanziali al comune sentire etico e morale.

*

Dovrebbe essere quindi chiaro il perché dell’abnorme risposta dei liberals democratici alla sconfitta elettorale. Non è per loro in ballo una questione politica oppure amministrativa: è in gioco la loro stessa Weltanschauung. E questa è uscita sconfitta. Clamorosamente sconfitta, anche se la cantane madonna prometteva agli elettori ciò che prometteva.

Intanto, che il presidente fosse eletto dai delegati avrebbe dovuto essere cosa nota: che il numero dei voti democratici fosse alquanto maggiore di quello dei repubblicani è cosa ininfluente. Mr Trump ha conquistato ai repubblicani la maggioranza degli stati che formano gli Usa. Non solo, se i democratici avessero conseguito una maggioranza funzionalmente valida, non avrebbero perso il controllo del Congresso e del Senato, fatto questo scotomizzato dai liberals dem.

Abbiamo il massimo rispetto delle star di Hollywood. Notiamo peraltro come l’essere o meno una star dello spettacolo non sia sinonimo di aver passato il vaglio elettorale. Libere quindi di esprimere la loro opinione e ci comportarsi in modo sequenziale, ma la loro voce ha il peso che gli Elettori hanno decretato debba avere.

Poi, in un paese di 325 milioni di abitanti, ove solo un terzo è andato a votare, un migliaio di persone in piazza sono una trascurabile inezia. Si vive benissimo anche senza codeste “star“.

Hollywood vorrebbe avere un peso politico? Questa è la vera domanda da farsi.

Benissimo, sicuramente. Le star si presentino alle prossime elezioni. Tra due anni si terrà il rinnovo di metà del Senato. Ben venticinque senatori democratici uscenti si ricandideranno in stati adesso a netta maggioranza repubblicana: molto incerta, davvero incerta, la loro rielezione.

«a Washington: “Inizia la resistenza»?

Questa frase ricorda quella che intonava “resistere, resistere, resistere“. Non è finita mica poi tanto bene.

Ma quanti elettori portano con sé De Niro oppure Michael Moore?

Bene. Ci si vedrà alle prossime elezioni. Ossia, ci vedremo a Filippi.

*

Non è riportato dalla storia che un qualche governo che abbia cercato di invertire le visioni etiche e morali sia sopravvissuto per una ragionevole lasso di tempo: alla fine è imploso. Sembrerebbe che nulla in Occidente si sia appreso dal crollo dell’Unione Sovietica. Mentre invece, Mr Putin ha imparato per benino quella lezione.


Aska News. 2017-01-20. Trump day, le star di Hollywood protestano in piazza a New York

Diverse migliaia di dimostranti, tra i quali molti uomini di spettacolo e cultura, hanno dimostrato per le strade di New York nella serata di ieri contro Donald Trump alla vigilia del suo insediamento alla Casa bianca. Star di Hollywood come Robert de Niro e Alex Baldwin, il regista premiato con l’Oscar Michael Moore e la cantante Cher erano tra coloro che si sono riuniti di fronte al Trump International Hotel a Central Park South. “Combattere Trump ogni giorno” e “giustizia e diritti civili per tutti” erano alcuni degli slogan che si leggevano sui cartelli nella manifestazione che si è svolta nella città del presidente, dove una maggioranza degli elettori ha votato per la rivale democratica Hillary Clinton nelle elezioni dello scorso anno. Baldwin, che prende in giro Trump in una rubrica dello show televisivo “Saturday Night Live”, ha chiesto: “Faremo 100 giorni di resistenza? Alla risposta positiva della folla, ha esclamato: “Fantastico!”. Moore ha fatto riferimento alla vittoria nel voto popolare di Clinton, sostenendo che Trump “non governerà con un mandato”. La maggioranza, ha detto, “siamo noi. Non rinunciate. Io non rinuncerò”. E ha preconizzato: “Non durerà quattro anni”. Anche de Niro ha chiesto alla folla di non rinunciare. “Qualsiasi cosa accada, noi americani, noi newyorchesi, noi patrioti, resteremo uniti per i nostri diritti e per i diritti dei nostri concittadini”, ha detto. Il sindaco di New York Bill de Blasio, un democratico, ha espresso preoccupazione per le politiche progressiste e ha chiesto agli americani in tutto il paese di alzare la testa e far sentire la sua voce alla nuova amministrazione. “Donald Trump ama spesso dire di aver costruito un movimento. Bene, ora è tempo per noi di creare il nostro movimento. Inizia stanotte e è di tutto il paese, ora, domani e nei giorni a venire”, ha detto de Blasio. Il primo cittadino ha citato la sanità universale, la questione del cambiamento climatico e il mantenimento dei diritti ottenuti sotto il presidente uscente Barack Obama come centro della lotta. “Guardate le migliaia di persone qui stanotte – ha continuato – e questo è solo l’inizio”.

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