Pubblicato in: Banche Centrali, Finanza e Sistema Bancario

Bond Mercati Emergenti. – Bloomberg.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-01-12.

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«The top calls for this year are centered on markets where the political climate is improving and assets are less vulnerable to external shocks arising from higher U.S. borrowing costs and President-elect Donald Trump’s policy announcements»

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«These are some clear favorites among investors for 2017»

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«All things Russian and Indian are popular, as are Brazilian corporate bonds and Mexico’s cheap peso»

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Il micro risparmiatore ha solitamente una grande ritrosia ad investire i propri risparmi, anche se solo parzialmente, nei titoli degli stati emergenti. E mostra una ritrosia ancora maggiore nei confronti di quelli denominati in dollari americani.

Vi sono chiaramente dei pro e dei contro, da soppesarsi caso per caso.

Non sembrerebbe essere facile avere serenità di giudizio.

Se è vero che i sistemi economici degli emergenti sono ancora alquanto fragili è d’altra parte altrettanto vero che molti di questi paesi sono emersi.

Se è vero che le loro economie possono presentare periodi di grande espansione alternati a periodi di contrazione, ciò è altrettanto vero per quelle dei paesi più industrializzati.

Se è vero che spesso la loro situazione politica è alquanto incerta, e talora anche opinabile, è altrettanto vero che i quadri politici dei paesi più industrializzati sono anche essi in subbuglio: si pensi soltanto all’Eurozona.

Se è vero che i paesi più industrializzati hanno ancora un buon comparto produttivo, è altrettanto vero che i paesi emergenti dispongono spesso di cospicue risorse estrattive, che almeno hanno la caratteristica di essere non delocalizzabili oppure rubate.

Se è vero che l’euro è una valuta generalmente ritenuta essere solida, è altrettanto vero che il suo futuro appare incerto.

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Alcune considerazioni tecniche potrebbero essere di interesse.

Negli ultimi tempi si è sviluppata la tendenza da parte degli stati emergenti emittenti di porre la quantità minima contrattabile a cifre alquanto sostanziose: in moti casi si tratta di 100,000 Usd, ma sono sempre più frequenti i tagli da 200,000 Usd, come per l’Arabia Saudita, oppure i 500,000 Usd. Questo impedisce speso l’acceso dei micro investitori, lasciando l’operatività agli istituzionali: in ogni caso però il micro investitore potrebbe ricorrere ai fondi di investimento. Ma talora tagli rilevanti potrebbero essere acquistabili nell’ottica di una razionalizzazione del portfoglio titoli posseduto.

Una norma troppo spesso trascurata, infine, è quella che si dovrebbe comprare a prezzi bassi. Ma in questo caso i titoli di stato perdono quotazione nel corso di crisi politiche ed economiche, talora anche di non grande importanza, quale quella cui si assistette lo scorso anno a primavera.

Sicuramente in tali situazioni sussistono dei rischi, ed anche concreti, ma con un po’ di buon seno le scelte potrebbero rivelarsi alla fine vincenti.

Il titolo russo di cui riportiamo la contabile, cortesemente concessa dal possessore del titolo, è una chiara dimostrazione di quanto sopra esposto. L’acquisto fu fatto agli inizi degli anni 2000, a quotazione inferiore a 40. Si correva in tale evenienza un rischio ponderato. Adesso il possessore godrà fino a termine della vita di questo bond un interesse netto di oltre il 25% sull’investito, amplificato inoltre dall’apprezzamento del dollaro statunitense. Fu un rischio da valutare.


Bloomberg. 2017-01-03. The Most Popular Investor Picks for Emerging Markets in 2017

These are some clear favorites among investors for 2017. All things Russian and Indian are popular, as are Brazilian corporate bonds and Mexico’s cheap peso.

The top calls for this year are centered on markets where the political climate is improving and assets are less vulnerable to external shocks arising from higher U.S. borrowing costs and President-elect Donald Trump’s policy announcements.

Russia

For investors that borrow in currencies with low interest rates and buy high yielding ones, Russia’s ruble is a top bet. UBS Group AG says the ruble’s carry trade could potentially return 26 percent over the next 12 months, the most among developing EMEA peers. Aside from having relatively high interest rates, Russia is benefiting from rising oil prices. That helps make its equity market an “obvious candidate” for NN Investment Partners.

South Africa

Some investors see President Jacob Zuma’s power waning, boosting the appeal of South African stocks and bonds, especially given that some say the country will probably avoid a debt downgrade.

Mexico

The currency is the most attractive among developing Latin American peers. Not only is the peso cheap, it will benefit from a hawkish Banxico and a U.S. presidency that’s less protectionist than expected, says Enrique Diaz-Alvarez, chief risk officer at Ebury Partners.

Brazil

Petrobras bonds are “still cheap,” Banco do Brasil’s Coco bonds have upside and Samarco is an aggressive bet as the company will likely resume operations this year and renegotiate its bonds, says Carlos Gribel, the head of fixed income at Andbanc Brokerage in Miami. 

Chile

The nation’s stocks will benefit from rising copper prices and the prospect of more business-friendly policies after 2017’s presidential election, according to Morgan Stanley, JPMorgan Chase & Co. and BTG Pactual Group.

India

Given the possibility of a protectionist turn from the U.S. under Donald Trump this year, the South Asian nation’s assets are looking increasingly attractive. Prime Minister Narendra Modi’s November decision to withdraw high-denomination bills may see a slowdown and prompt more interest-rate cuts, which will be good for bonds.

Indonesia

Many of the biggest companies on the benchmark share index are either domestically-focused consumer firms or miners, which should benefit if coal and nickel prices keep rising in 2017. Indonesia’s higher-yielding bonds are a perennial investor favorite, especially since the current-account deficit has narrowed significantly in the last few years, making the country much less vulnerable to higher U.S. borrowing costs than it was during the taper tantrum of 2013.

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