Pubblicato in: Banche Centrali, Finanza e Sistema Bancario, Unione Europea

MPS. Alcune info. La telenovela continua.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-01-01.

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La telenovela di Banca Monte Paschi Siena prosegue e, verosimilmente, proseguirà finché morte non la colga.

Prendiamo atto di un succedersi di cifre conflittuali e contrastanti: per quanto possa sembrare impossibile sembrerebbe che i bilanci siano a geometria variabile. Unico dato davvero certo è quello di un dissesto al di fuori di ogni possibile immaginazione.

Punto cardine sarebbe che dal 30 dicembre la banca disporrebbe di garanzie pubbliche sulle emissioni future di bond. Usiamo il tempo condizionale perché sembrerebbero essere in molti a non fidarsi della eventuale solvibilità dello stato italiano.

Se sembrerebbe essere del tutto verosimile che Mps approfitti di questa possibilità, sembrerebbe però altrettanto vero che dovrebbe assoggettarsi a pagare interessi ben maggiori di quelli correnti.

L’efflusso dei depositi sembrerebbe continuare imperterrito, ammontando a fine anno a più o meno sessanta miliardi, con fuga netta di otre venti durante lo scorso anno.

Sulle sofferenze stiamo assistendo ad un balletto di cifre. Non sembrerebbe contribuire a chiarezza la continua variazione della definizione data al termine “sofferenze“. Al loro interno, secondo un report del Sole 24 ore, 1,539 milioni sarebbe totalmente irrecuperabili, 10,067 milioni sarebbe verosimilmente irrecuperabili, e 10,903 milioni sarebbero sofferenze. Altre fonti suggerirebbero che le sofferenze ammontassero ad oltre 46 miliardi, anche se una stima prudenziale le collocherebbe a livello ancora maggiore.

Sussiste infine il problema del numero in esubero degli sportelli e del personale.

Sarebbero in molti a pensare che come è sostanzialmente fallita l’operazione Atlante, ben poco si possa ottenere dalle nuove iniziative e garanzie.

Facciamo nostra la frase dell’articolista:

«ora l’aria è molto più pesante e dunque si sta studiando il ritorno sul mercato con estrema attenzione»

*

Si resterebbe davvero in dubbio se augurare buon anno 2017 a Banca Monte Paschi Siena oppure fare lo stesso augurio al Contribuente italiano.

Nota.

Il Lettore avrà sicuramente notato come si siano usati il tempo condizionale ed i verbi ausiliari di potenzialità anche nel riportare dati e situazioni che avrebbero dovuto essere certezze.  Ciò non è dovuto a voluta trasandatezza bensì alla ridda di cifre differenti per valore e definizione.


Sole 24 Ore. 2016-12-31. Mps torna ai bond: due emissioni entro febbraio

Liquidità e Npl. Il presente e l’immediato futuro sul tavolo di una seduta “virtuale” del board che ieri pomeriggio ha visto collegati quasi tutti i consiglieri del Monte dei Paschi. Il ceo Marco Morelli e il cfo Francesco Mele hanno aggiornato il cda sul lavoro svolto fin qui e sulle prossime tappe che aspettano la banca: punto di partenza, dunque, la liquidità, indicatore da monitorare con attenzione vista la fuga dei depositi delle scorse settimane, e l’ambizione di rimettere in circolo i 15 miliardi persi nell’ultimo anno.

Da ieri la banca dispone delle garanzie pubbliche sulle future emissioni, un lasciapassare che sarà utilizzato molto presto: appena superati i giorni festivi, non certo adatti per collocare un titolo obbligazionario, il Monte conta di piazzare subito un primo bond, a cui dovrebbe seguirne un secondo nel mese di febbraio. Caratteristiche e ammontare sarebbero in fase di studio, certo è che per la banca si tratta di ritornare su un mercato dove l’ultima operazione degna di nota risale al novembre 2015, quando Rocca Salimbeni approfittando delle condizioni (allora) ottimali del mercato del credito aveva collocato due bond in un mese. L’ultimo dei quali, un covered inizialmente da 750 milioni di euro, raccolse una domanda come non se vedeva da tempo per 1,6 miliardi, tanto da convincere l’istituto ad innalzare l’offerta a un miliardo di euro. Altri tempi, per il Monte e non solo: ora l’aria è molto più pesante e dunque si sta studiando il ritorno sul mercato con estrema attenzione.

Ma ieri, secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore, si sarebbe fatto il punto anche sul piano industriale, che andrà negoziato prima con la Bce – da cui non si esclude di avere uno sconto sul fabbisogno di 8,8 miliardi – e poi con la Commissione europea, a cui spetta l’ultima parola sull’intervento dello Stato. La versione definitiva, in sostanza una rivisitazione più incisiva del piano di ottobre, sarà pronta tra un paio di mesi, ma le prime bozze sono attese per inizio gennaio: è su questo documento che dovrebbe avviarsi l’interlocuzione con Francoforte, dove il ceo Marco Morelli è atteso in una data ancora da fissare.

Punto centrale, ovviamente, gli Npl. Saltata la cartolarizzazione del piano privato, saltato – nei fatti – il contributo di Atlante (per lo meno nella misura prevista in estate), il Monte deve ripartire da capo. Sapendo che potrà sfruttare una dotazione di capitale decisamente superiore alle attese, visti gli 8,8 miliardi che entreranno in pancia, ma al tempo stesso dovrà muoversi con decisione sulla strada della redditività, in modo da consentire una permanenza dello Stato limitata allo stretto necessario. Come accennato nei giorni scorsi, le possibili soluzioni sugli Npl sono diverse, e vanno dalla cessione per pacchetti alla auto-cartolarizzazione, fino alla gestione interna.

In questo ambito, però, secondo quanto si apprende, si starebbe valutando anche un altro schema, di portata potenzialmente molto più ampia. Il vertice della banca, in sostanza, starebbe studiando la creazione di una bad bank a cui cedere gli Npl in cambio di azioni da assegnare ai propri azionisti (in gran parte lo Stato); in pratica, un veicolo che in fasi successive potrebbe poi aprirsi ad altre banche, che a loro volta potrebbero contribuire apportando Npl e ricevendo in cambio azioni del veicolo.

Un disegno che sicuramente potrebbe trovare l’appoggio del Tesoro, perché si trova a metà tra una soluzione privata (che peraltro aveva approfondito Equita in un report di aprile) e il vecchio progetto di bad bank “di sistema” per mesi oggetto di una trattativa con Bruxelles approdata poi alle sole Gacs. In questo caso, si ragiona tra Siena e Via XX Settembre, si tratterebbe però del progetto di una banca, il cui controllo pubblico – a tempo – non sarebbe un elemento determinante. Ieri il cda ha preso atto delle dimissioni del consigliere Christian Whamond.

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