Pubblicato in: Amministrazione, Demografia, Unione Europea

Istat. Nota trimestrale sulle tendenze dell’occupazione.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-12-30.

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L’Istat ha rilasciato il Report «Nota trimestrale sulle tendenze dell’occupazione».

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«L’Istat, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, l’Inps e l’Inail pubblicano oggi in contemporanea sui rispettivi siti web la prima nota trimestrale congiunta sulle tendenze dell’occupazione. L’obiettivo è valorizzare la ricchezza delle diverse fonti sull’occupazione – amministrative e statistiche – per rispondere alla crescente domanda di una lettura integrata delle dinamiche del mercato del lavoro.

Nella nota vengono documentati i primi risultati di un complesso programma di attività finalizzato a produrre informazioni armonizzate, complementari e coerenti ; si tratta dei dati disponibili fino al terzo trimestre 2016, già rilasciati nei comunicati delle singole istituzioni , e di alcuni nuovi indicatori realizzati ad hoc per arricchire e rendere più coerente il quadro delle principali dinamiche del mercato del lavoro. In particolare, sui dati delle Comunicazioni obbligatorie (CO) sono stati effettuati trattamenti statistici allo scopo di valorizzarne l’utilizzo per l’analisi congiunturale; i dati che ne derivano presentano quindi differenze rispetto a quelli prodotti dalla fonte originaria.

Il valore aggiunto di questa prima nota è dato dall’utilizzo di definizioni armonizzate e confrontabili, dall’adozione, per quanto possibile, di campi di osservazione analoghi, dalla produzione di metadati volti a spiegare nel dettaglio e in modo comparato le diverse fonti e i criteri di lettura dei dati disponibili. Nei prossimi trimestri la nota verrà progressivamente aggiornata e arricchita con altri indicatori e con gli esiti delle analisi condotte sulle diverse fonti attraverso elaborazioni statistiche sui microdati.

La nota è accompagnata da un comunicato stampa congiunto in cui sono riportate le dichiarazioni del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, del presidente dell’Istat Giorgio Alleva, del presidente dell’Inps Tito Boeri e del presidente dell’Inail Massimo De Felice.»

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Se tutto il documento è di interesse, un dato sembrerebbe essere degno di essere sottolineato: la distribuzione per classi di età degli occupati. 5.052 milioni nella classe 15 – 34 anni, 9.920 nella classe 34 – 49 anni, e 7,804 nella classe di 50 anni o più.

Calo demografico e difficoltà per i giovani di trovare lavoro limitano la presenza in tale classe a 5 milioni, contro gli otto in classe over 50. Tenendo conto che l’Inps usa i contributi versati per pagare le pensioni in atto, nei prossimi quindici anni cinque milioni dovrebbe mantenerne otto. La sproporzione è evidente.

Il ragionamento su esposto è chiaramente riduttivo ed anche alquanto approssimato: ciò non toglie che se la distribuzione di frequenza fosse rettangolare, come peraltro dovrebbe, mancano all’appello tre milioni di persone. Se anche fossero due, sarebbero lo stesso una cifra enorme per l’Italia.

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Rileviamo anche come l’Istat definisca il termine “occupato“.

«Occupati (FL): persone di 15 anni e più che nella settimana di riferimento (a cui sono riferite le informazioni) presentano una delle seguenti caratteristiche:

– hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che prevede un corrispettivo monetario o in natura;

– hanno svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nella ditta di un familiare nella quale collaborano abitualmente;»

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Anche se tale definizione si adegua a quella dell’Unione Europea, sembrerebbe essere disgiunta della reale capacità di guadagno della persona occupata.

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«Le dinamiche del mercato del lavoro, e in particolare dell’occupazione, che si sono manifestate nel corso del 2016 avvengono in un contesto di crescita del prodotto interno lordo. Nel terzo trimestre del 2016 il Pil ha segnato un aumento congiunturale dello 0,3% e un tasso di crescita tendenziale dell’1%.

L’input di lavoro misurato in termini di Ula (Unità di lavoro equivalenti a tempo pieno) risulta stabile sotto il profilo congiunturale mentre in termini tendenziali la crescita (+0,9%) risulta sostanzialmente allineata a quella del Pil. Il tasso di occupazione destagionalizzato è stato pari al 57,3% negli ultimi due trimestri, in recupero di quasi due punti percentuali rispetto al momento di minimo (terzo trimestre 2013, 55,4%) considerando l’ultimo decennio 2007-2016, ma ancora distante di un punto e mezzo dal momento di massimo (secondo trimestre 2008, 58,8%). In questo contesto, l’insieme dei dati provenienti da fonti diverse mette in luce che nel terzo trimestre 2016 il livello complessivo dell’occupazione è cresciuto ancora su base annua e si è sostanzialmente stabilizzato a livello congiunturale (Tavola 1).

Più nel dettaglio:

La crescita tendenziale dell’occupazione è stata interamente determinata dalla componente del lavoro dipendente, sia in termini di occupati complessivi (+1,8% Istat-Forze di lavoro) sia di posizioni lavorative riferite specificamente ai settori dell’industria e dei servizi (+3,2% Istat-Oros). L’andamento tendenziale trova conferma sia nei dati relativi alle Comunicazioni obbligatorie (Ministero del lavoro e delle politiche sociali – CO) rielaborate3 (+543 mila nella media del terzo trimestre 2016 rispetto al terzo trimestre 2015) sia nei dati dell’Inps-Osservatorio sul precariato riferiti alle sole imprese private (+473 mila posizioni lavorative al 30 settembre 2016 rispetto al 30 settembre 2015).

La sostanziale stabilità congiunturale dell’occupazione totale è sintesi di una crescita del lavoro dipendente (+66 mila occupati, Istat-Forze di lavoro per il complesso dei settori e +77 mila posizioni lavorative per i settori dell’industria e dei servizi, Istat-Oros) e della contestuale riduzione dell’occupazione indipendente (-1,5%, pari a -80 mila occupati, Istat-Forze di lavoro), che è tornata a calare anche sotto il profilo tendenziale (-1,4%, Istat-Forze di lavoro).

L’incremento congiunturale delle posizioni lavorative dipendenti è confermato dai dati destagionalizzati delle Comunicazioni obbligatorie rielaborate: nel terzo trimestre 2016 si sono avute 2,1 milioni di attivazioni a fronte di poco più di 2 milioni di cessazioni, che determinano un saldo positivo (attivazioni meno cessazioni) di 93 mila posizioni di lavoro, dopo la crescita di 48 mila posizioni nel secondo trimestre 2016 e di 257 mila nel primo trimestre (Tavola 2).

– Con riferimento alla tipologia contrattuale, l’aumento congiunturale delle posizioni lavorative dipendenti rilevato nel terzo trimestre sulla base delle CO rielaborate è frutto di 83 mila posizioni a tempo determinato e di 10 mila posizioni a tempo indeterminato. In particolare, le posizioni di lavoro a tempo determinato sono tornate a crescere dopo il ridimensionamento del secondo trimestre 2016 (Tavola 2).

– La crescita tendenziale è invece quasi interamente ascrivibile all’incremento delle posizioni lavorative a tempo indeterminato, come evidenziato dai dati sia delle CO rielaborate (+489 mila) sia dell’Inps (+457 mila) (Tavola 1). Tale incremento, particolarmente significativo e concentrato nei trimestri a cavallo tra il 2015 e il 2016, come documentato dalla dinamica sia tendenziale sia congiunturale (Figura 1), è stato tale da indurre duraturi effetti di trascinamento anche nei trimestri successivi.

– La dinamica del mercato del lavoro è caratterizzata anche da una consistente riduzione tendenziale dell’inattività (-528 mila persone), associata all’incremento degli occupati (+239 mila) e delle persone in cerca di lavoro (+132 mila) ma anche alla riduzione complessiva di individui nella fascia di età 15-64 anni a causa dell’invecchiamento della popolazione (Tavola 3).

– Nei primi 9 mesi del 2016 i voucher venduti sono stati 109,5 milioni, il 34,6% in più rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. I voucher riscossi per attività svolte nel 2015 (quasi 88 milioni) corrispondono a circa 47 mila lavoratori annui full-time e rappresentano solo lo 0,23% del totale del costo lavoro in Italia4. Il numero mediano di voucher riscossi dal singolo lavoratore che ne ha usufruito è 29 nell’anno 2015: ciò significa che il 50% dei prestatori di lavoro accessorio ha riscosso voucher per (al massimo) 217,50 euro netti.

– Gli infortuni sul lavoro accaduti e denunciati all’Inail nel terzo trimestre del 2016 sono stati 137 mila (di cui 118 mila in occasione di lavoro e 19 mila in itinere) in aumento dell’1,1% (+1,5 mila denunce) rispetto al terzo trimestre del 2015. Tale incremento è in linea con la crescita dell’occupazione (e quindi dell’esposizione al rischio infortunistico) registrata in termini tendenziali da tutte le fonti.»

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