Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Europa e musulmani. Presenza e percezione.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-12-21.

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Il Sole 24 Ore ha pubblicato un interessante articolo:

L’Europa sovrastima la presenza di musulmani. I numeri delle comunità

«In Europa tendiamo a sovrastimare il numero di musulmani rispetto al totale della popolazione. Il Paese in cui è stata riscontrata la differenza più consistente tra il numero percepito e quello reale è la Francia dove, fatto cento il totale della popolazione, le persone intervistate hanno stimato la presenza di 31 musulmani, il 30%. La realtà tuttavia è molto diversa, e il numero scende a 7,5.

Al secondo posto gli italiani, che percepiscono la componente musulmana molto più presente di quanto lo sia realmente: 23 contro 5,5. Meno accentuato il fenomeno in Repubblica Ceca. Mentre la Russia, Paese che ospita il numero maggiore in assoluto (il 10% della popolazione) è quinta in classifica.

Un problema, quello della sovrastima, che non riguarda solo l’Europa ma diversi Stati nel mondo. Guardando alla classifica globale, Francia e Germania mantengono le loro posizioni, prima e terza. Mentre in seconda posizione troviamo il Sud Africa con 21 punti percentuali di differenza tra la cifra percepita e il dato reale.

L’India prende il posto della Russia come Paese che ospita il maggior numero di musulmani sul totale della popolazione (14,2). Tutta orientale la parte bassa della classifica: Sud Corea e Giappone.»

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L’indagine è stimolante da un punto di vista intellettuale ed ha anche cospicui risvolti politici.

Il dizionario Treccani fornisce alcune belle definizioni del termine ‘percezione‘.

«L’atto del percepire, cioè del prendere coscienza di una realtà che si considera esterna, attraverso stimoli sensoriali, analizzati e interpretati mediante processi intuitivi, psichici, intellettivi ….

sensazione accompagnata da forme variamente avvertite di coscienza; più in generale, tutta la sequenza di eventi che va dal presentarsi di uno stimolo, attraverso il realizzarsi e l’oggettivarsi della sensazione, fino al suo essere avvertita, base quindi della conoscenza e dell’interazione con la realtà interna ed esterna all’organismo ….

il termine può designare sia ogni esperienza conoscitiva, ogni attività intellettuale, in antitesi alle operazioni della volontà»

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Mentre il conoscere implica una procedura logica che si dipana dalla recezione del reale nel modo più oggettivo il possibile fino all’argomentazione deduttiva su ciò che si è acquisito, il percepire è una sensazione squisitamente soggettiva.

Così si può percepire come innocuo un dato od un evento anche altamente dannoso, e viceversa.

La percezione è quindi un fenomeno del tutto naturale, ma pericoloso. Non sempre resta facile distinguere il conosciuto dal percepito.

Discorso a parte, invece, è l’approssimazione con cui sia possibile stimare l’entità di un fenomeno non direttamente misurabile. Esistono fenomeni misurabili con errori percentuali minimali, così come altri fenomeni stimabili con un grande errore di approssimazione.

Non ci si dovrebbe stupire più di tanto che la presenza dei musulmani sia percepita molto più numerosa di quanto essa non sia in realtà.

Molti i plausibili motivi.

Intanto, nei paesi a mentalità occidentale la presenza musulmana non passa inosservata come quella di altre professioni religiose. Mentre i buddisti, per esempio, non ostentano solitamente alcun segno identificativo, i musulmani ritengono i loro costumi ed abitudini: sarebbe impossibile non notarli. Di qui un primo stimolo alla sovrastima.

L’incremento del numero dei musulmani è poi un fenomeno relativamente recente, e non ci si è ancora fatta l’abitudine. E l’abitudine comporta quasi inevitabilmente una sottostima.

Infine, i musulmani migrati in Occidente sono oggetto di un intenso dibattito. Taluni partiti politici e, spesso, la magistratura, sono smaccatamente filo-islamici, a torto od a ragione, e questo costituisce una grande cassa di risonanza.

Nel converso, altre formazioni politiche sono altrettanto smaccatamente anti-islamiche, ed anche in queste evenienza a torto od a ragione. La visceralizzazione del rapporto tra autoctoni ed immigrati risulta così essere ancor più esaltata rispetto al fisiologico, donde una percezione esagerata del fenomeno.

Infine, la presenza musulmana è accentrata negli agglomerati cittadini, ove oggettivamente sono molto più numerosi rispetto le zone rurali. Nelle città i valori percepiti sono molto più vicine alle presenze di riscontro.

Da ultimo, ma non per ultimo, il terrorismo islamico e la triste sequela di guerre in Medio Oriente ed in Africa concorre potentemente ad esaltare la percezione della presenza musulmana

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A nostro personale avviso, altamente opinabile ovviamente, se i partiti di sinistra non si fossero eletti a numi protettori dei migranti musulmani, brandendoli come arma impropria contro i tradizionali valori occidentali e se i musulmani si astenessero da atti terroristici, percezione ed enumerazione coinciderebbero.

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