Pubblicato in: Istruzione e Ricerca, Medicina e Biologia

Mediocrazia. Il cancro mentale della nostra epoca.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-12-20.

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Fate conto di entrare nella Cappella Sistina e di trovarvela affrescata dalla mano di Michelozzo Micchelli. Poi, girando per i corridoi vaticani, entrate nella Stanza della Segnatura. Vi trovate anche questa affrescata da Bartolomeo degli Erri.

L’effetto sarebbe ben differente.

Michelozzo Micchelli era un mediocre imbianchino con spunti da decoratore, mentre Bartolomeo degli Erri era un mediocre pittore di affreschi in quel di Modena.

Il mondo non avrebbe potuto godersi la policromia estetica delle forme michelangiolesche e la politezza formale di Raffaello. Nessun si muoverebbe da casa per andare a vedere un muro imbiancato.

Soprattutto, però, i pittori successivi non avrebbero avuto modelli magistrali ai quali potersi rifare.

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La popolazione mondiale sta conducendo un ritmo ed un tenore di vita alienante, così come sono alienanti gli ideali di vita proposti dalle élite dominanti. È contro natura umana conculcare la proprietà privata a favore di quella pubblica, costruire giganteschi apparati burocratici totalizzanti, permeanti ed invadenti la sfera privata, propugnare la dissoluzione del sistema familiare, cercare di tagliare la radici dei popoli, tollerare l’uso delle droghe.

Le conseguenze sono quelle logicamente deducibili:

«It is estimated that each year 38.2% of the EU population suffers from a mental disorder.» [Fonte]

In Italia, solo lo scorso anno 330,000 persone hanno dovuto ricorrere per la prima volta a cure psichiatriche.  Circa 800,000 invece a cure psichiatriche in strutture territoriali e 110,000 ospedaliere. [Ministero della Salute]

La gran parte dei fenomeni attuali sono ascrivibili proprio a codesta situazione.

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Passiamo quindi ad un discorso alquanto più sottile, ma non per questo meno importante. Prima però dovremmo operare una precisazione di termini.

Nei tempi attuali si constata una certa quale confusione tra avanzamento scientifico ed avanzamento tecnico.

Giorni da abbiamo trattato questo argomento da un punto di vista tecnico, relativo alla ricerca scientifica.

Cercheremo di spiegarci con due esempi.

Una decina di anni or sono è stato ultimato lo studio del genoma umano. Un lavoro massacrante e molto oneroso, che sarà per decenni un punto di riferimento. Ma questo è un risultato tecnologico: era solo questione di abilità, tempo e denaro. Le basi, le leggi scientifiche, le metodologie erano tutte note. Il vero progresso scientifico che stava alla base della sequenziazione fu la messa a punto della metodologia iniziale, della struttura del dna.

Consideriamo adesso il caso del sommo Newton.

Si pose un problema scientifico cui nessuno alla sua epoca pensava. Lo risolse e per risolverlo inventò di sana pianta una metodologia matematica prima sostanzialmente inesistente: il calcolo infinitesimale. Non solo. Un vero avanzamento scientifico genera una teoria che predice fenomeni prima ignoti, li descrive in modo sia qualitativo sia quantitativo, e le sue predizioni possono essere controllate e verificate. Da dopo Newton si potevano calcolare in modo semplice e pulito le orbite dei pianeti, la loro posizione nel passato e quella che sarebbe stata riscontrata nel futuro. Anche se la legge dei gravi non ha solo applicazioni in astronomia.

Consideriamo infine il caso di Einstein.

La teoria della relatività spiegava bene tutti i fenomeni all’epoca noti, anche la precessione del perielio di Mercurio. Ma questo non era sufficiente. Le teorie scientifiche non devono solo spiegare il pregresso, ma indicar un qualcosa di nuovo, come già detto. E la teoria di Einstein infatti predisse che la luce avrebbe deflesso attraversando un campo gravitazionale, con uno spostamento verso il rosso. Non solo, che l’equazione E = m c2 fosse vera lo si vide soltanto quando scoppio la bomba atomica.

* * * * * * *

Arriviamo quindi al nocciolo della questione.

Il mondo ha certamente bisogno di “mediocri” pittori, matematici e fisici che generino un contesto culturale e chiariscano e diffondano il sapere. C’è bisogno anche di un buon decoratore che dipinga ad arte una staccionata, oppure di uno che si prenda la briga di contare quanti capelli vi siano sulla testa, oppure sequenzi un genoma.

Ma per avere un vero, sostanziale progresso è indispensabile l’eccellenza, il genio, quello che sovverte tutto il conosciuto con nuove interpretazioni ed approcci. Il mondo ha fame di persone che “scoprano l’America“, tanto quanto di diligenti esploratori cartografi che poi ne facciano la mappa.

Ma sono i primi quelli che sono insostituibili, gli altri sono intercambiabili.

*

Adesso possiamo porci il vero problema.

Sono oramai molti decenni che il mondo è in attesa di uno scienziato del livello di Newton o di Einstein.

Sembrerebbe essere paradossale. Siamo in tempi nei quali c’è un numero di ricercatori mai visto prima nella storia, e da questo smisurato esercito non riesce ad emergere un’eccellenza conclamata. È una massa mediocre.

E questo non sembrerebbe essere un caso.

Tutta la società occidentale, molto meno quelle orientali, sembrano bramare e concupire solo la mediocrità. Tutti eguali, come fatti in serie: brava gente, ma conformisti da lasciare basiti.

Siamo chiari. Chi mai avesse pensato che un Galileo, un Newton, un Copernico, un Gauss, un Riemann, un Beethoven, un Gödel abbiano fatto bella vita si illuderebbe alla grande.

«Una nuova verità scientifica non trionfa perché i suoi oppositori si convincono e vedono la luce, quanto piuttosto perché alla fine muoiono, e nasce una nuova generazione a cui i nuovi concetti diventano familiari!» [Max Plack]

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Di qui il problema, tutto aperto.

Come si può nel contesto attuale individuare e fare emergere le eccellenze?

Le nostre scuole sono strutturate sulla mediocrità medio – bassa. I programmi sono fatti, si direbbe, per babbei. Nelle classi sono stati introdotti gli handicappati. Nessuno vuole discriminarli, ma messi in classi differenziali starebbero meglio loro e decisamente meglio i loro compagni: la scuola serve per studiare, non per agonismo sociale.

Ma così come esistono, o dovrebbero esistere, le classi differenziali per i meno dotati, se non in Occidente almeno nel resto del mondo sicuramente, così dovrebbero esistere classi differenziate per ragazzi con intelligenza e voglia di applicarsi sopra la norma. L’esempio cinese è evidente ed altrettanto lo sono i risultati. Gli studenti migliori sono messi in apposite classi e le eccellenze in collegi regionali.

Ma tutto questo potrà avverarsi in Occidente solo quando questa piatta società mediocre fatta da mediocri che vogliono restare mediocri, ove tutto è un immenso modulo burocratico incompilabile, bene, questa società scompaia nel nulla da cui proviene.

Conclusione.

L’eccellenza è un bene oltremodo raro, che individuato, facilitato e supportato diventa alla fine un bene comune di portata gigantesca. Non sprechiamola. Né, tanto meno, lascimocela sfuggire.

 

Treccani fornisce un’ottima definizione di mediocrità:

«Condizione media; stato di ciò che è o si tiene ugualmente distante dai due limiti estremi …. spesso riferita, con allusione al sign. seguente, a chi si ritiene presuntuosamente pago della propria mediocrità morale e spirituale …. persona d’ingegno e di capacità mediocri, soprattutto con riferimento a chi si dedichi ad attività che per sé stesse richiederebbero doti non comuni d’ingegno e d’intelligenza: essere una mediocrità

*


Sole 24 Ore. 2016-06-19. La “mediocrazia” ci ha travolti, così i mediocri hanno preso il potere

Una «rivoluzione anestetizzante» si è compiuta silenziosamente sotto i nostri occhi ma noi non ce ne siamo quasi

“Mediocrazia” è il titolo dell’ultimo libro del filosofo canadese Alain Deneault, docente di scienze politiche all’università di Montreal. Il lavoro (“La Mediocratie”, Lux Editeur) non è stato ancora tradotto in italiano ma meriterebbe di esserlo se non altro per il dibattito che ha saputo suscitare in Canada e in Francia.

Deneault ha il pregio di dire le cose chiaramente: «Non c’è stata nessuna presa della Bastiglia – scrive all’inizio del libro -, niente di comparabile all’incendio del Reichstag e l’incrociatore Aurora non ha ancora sparato nessun colpo di cannone. Tuttavia, l’assalto è stato già lanciato ed è stato coronato dal successo: i mediocri hanno preso il potere». Già, a ben vedere di esempi sotto i nostri occhi ne abbiamo ogni giorno. Ma perché i mediocri hanno preso il potere? Come ci sono riusciti? Insomma, come siamo arrivati a questo punto?

Quella che Deneault chiama la «rivoluzione anestetizzante» è l’atteggiamento che ci conduce a posizionarci sempre al centro, anzi all’«estremo centro» dice il filosofo canadese. Mai disturbare e soprattutto mai far nulla che possa mettere in discussione l’ordine economico e sociale. Tutto deve essere standardizzato. La “media” è diventata la norma, la “mediocrità” è stata eletta a modello.

Chi sono i mediocri

Essere mediocri, spiega Deneault, non vuol dire essere incompetenti. Anzi, è vero il contrario. Il sistema incoraggia l’ascesa di individui mediamente competenti a discapito dei supercompetenti e degli incompetenti. Questi ultimi per ovvi motivi (sono inefficienti), i primi perché rischiano di mettere in discussione il sistema e le sue convenzioni. Ma comunque, il mediocre deve essere un esperto. Deve avere una competenza utile ma che non rimetta in discussione i fondamenti ideologici del sistema. Lo spirito critico deve essere limitato e ristretto all’interno di specifici confini perché se così non fosse potrebbe rappresentare un pericolo. Il mediocre, insomma, spiega il filosofo canadese, deve «giocare il gioco».

Giocare il gioco

Ma cosa significa? Giocare il gioco vuol dire accettare i comportamenti informali, piccoli compromessi che servono a raggiungere obiettivi di breve termine, significa sottomettersi a regole sottaciute, spesso chiudendo gli occhi. Giocare il gioco, racconta Deneault, vuol dire acconsentire a non citare un determinato nome in un rapporto, a essere generici su uno specifico aspetto, a non menzionarne altri. Si tratta, in definitiva, di attuare dei comportamenti che non sono obbligatori ma che marcano un rapporto di lealtà verso qualcuno o verso una rete o una specifica cordata.
È in questo modo che si saldano le relazioni informali, che si fornisce la prova di essere “affidabili”, di collocarsi sempre su quella linea mediana che non genera rischi destabilizzanti. «Piegarsi in maniera ossequiosa a delle regole stabilite al solo fine di un posizionamento sullo scacchiere sociale» è l’obiettivo del mediocre.
Verrebbe da dire che la caratteristica principale della mediocrità sia il conformismo, un po’ come per il piccolo borghese Marcello Clerici, protagonista del romanzo di Alberto Moravia, “Il conformista“.

Comportamenti che servono a sottolineare l’appartenenza a un contesto che lascia ai più forti un grande potere decisionale. Alla fine dei conti, si tratta di atteggiamenti che tendono a generare istituzioni corrotte. E la corruzione arriva al suo culmine quando gli individui che la praticano non si accorgono più di esserlo.

I mali della politica

All’origine della mediocrità c’è – secondo Deneault (nella foto qui sopra) – la morte stessa della politica, sostituita dalla “governance”. Un successo costruito da Margaret Thatcher negli anni 80 e sviluppato via via negli anni successivi fino a oggi. In un sistema caratterizzato dalla governance – sostiene l’autore del libro – l’azione politica è ridotta alla gestione, a ciò che nei manuali di management viene chiamato “problem solving”. Cioé alla ricerca di una soluzione immediata a un problema immediato, cosa che esclude alla base qualsiasi riflessione di lungo termine fondata su principi e su una visione politica discussa e condivisa pubblicamente. In un regime di governance siamo ridotti a piccoli osservatori obbedienti, incatenati a una identica visione del mondo con un’unica prospettiva, quella del liberismo.

La governance è in definitiva – sostiene Deneault – una forma di gestione neoliberale dello stato, caratterizzata dalla deregolamentazione, dalle privatizzazioni dei servizi pubblici e dall’adattamento delle istituzioni ai bisogni delle imprese. Dalla politica siamo scivolati verso un sistema (quello della governance) che tendiamo a confondere con la democrazia.
Anche la terminologia cambia: i pazienti di un ospedale non si chiamano più pazienti, i lettori di una biblioteca non sono più lettori. Tutti diventato “clienti”, tutti sono consumatori.

E dunque non c’è da stupirsi se il centro domina il pensiero politico. Le differenze tra i candidati a una carica elettiva tendono a scomparire, anche se all’apparenza si cerca di differenziarle. Anche la semantica viene piegata alla mediocrità: misure equilibrate, giuste misure, compromesso. È quello che Denault definisce con un equilibrismo grammaticale «l’estremo centro». Un tempo, noi italiani eravamo abituati alle “convergenze parallele”. Questa volta, però, l’estremo centro non corrisponde al punto mediano sull’asse destra-sinistra ma coincide con la scomparsa di quell’asse a vantaggio di un unico approccio e di un’unica logica.

Che fare?

La mediocrità rende mediocri, spiega Denault. Una ragione di più per interrompere questo circolo perverso. Non è facile, ammette il filosofo canadese. E cita Robert Musil, autore de “L’uomo senza qualità”: «Se dal di dentro la stupidità non assomigliasse tanto al talento, al punto da poter essere scambiata con esso, se dall’esterno non potesse apparire come progresso, genio, speranza o miglioramento, nessuno vorrebbe essere stupido e la stupidità non esisterebbe».
Senza scomodare Musil, viene in mente il racconto di fantascienza di Philip Klass, “Null-P“, pubblicato nel 1951 con lo pseudonimo di William Tenn. In un mondo distrutto dai conflitti nucleari, un individuo i cui parametri corrispondono esattamente alla media della popolazione, George Abnego, viene accolto come un profeta: e’ il perfetto uomo medio. Abnego viene eletto presidente degli Stati Uniti e dopo di lui i suoi discendenti, che diventano i leader del mondo intero. Con il passare del tempo gli uomini diventano sempre più standardizzati. L’homo abnegus, dal nome di George Abnego, sostituisce l’homo sapiens. L’umanità regredisce tecnologicamente finché, dopo un quarto di milione di anni, gli uomini finiscono per essere addomesticati da una specie evoluta di cani che li impiegano nel loro sport preferito: il recupero di bastoni e oggetti. Nascono gli uomini da riporto.

Fantascienza, certo. Ma per evitare un futuro di cui faremmo volentieri a meno, Deneault indica una strada che parte dai piccoli passi quotidiani: resistere alle piccole tentazioni e dire no. Non occuperò quella funzione, non accetterò quella promozione, rifiuterò quel gesto di riconoscenza per non farmi lentamente avvelenare. Resistere per uscire dalla mediocrità non è certo semplice. Ma forse vale la pena di tentare.

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