Pubblicato in: Banche Centrali, Finanza e Sistema Bancario, Unione Europea

MPS. Correntisti in fuga per oltre 20 miliardi.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-12-17.

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Sta accadendo tutto quello che era logico accadesse in una situazione del genere.

Mentre i politici si stanno sbranando tra di loro su chi alla fine resterà a governare i resti mortali di Banca Monte Paschi Siena, mentre a livello Eurozona sono in corso grandi manovre per cercare di minimizzare i danni ma trarre il massimo vantaggio dal verosimile crollo di Mps, in questa situazione caotica ove le notizie si accavallano e si smentiscono in continuazione, ebbene, la ente che può corre agli sportelli e ritira i propri denari.

«La situazione di incertezza in cui si trova Mps ha provocato un’emorragia di depositi dalla banca senese, con 6 miliardi di euro di “raccolta diretta commerciale” persi tra il 30 settembre e il 13 dicembre, “di cui 2 miliardi dal 4 dicembre 2016, data del referendum costituzionale”.»

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«E’ quanto emerge dall’aggiornamento del prospetto sull’aumento di capitale»

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«I sei miliardi si aggiungono ai 13,8 miliardi persi nei primi nove mesi del 2016, portando il saldo negativo a quasi 20 miliardi di euro.»

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«la Bce ha rilevato che “la situazione della liquidità della Banca si è andata progressivamente deteriorando fino a raggiungere, a valle del referendum” del 4 dicembre “un orizzonte temporale di 29 giorni entro il quale la Banca può far fronte ai propri fabbisogni di liquidità senza ricorrere a nuovi interventi”»

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Parlando in termini politicamente scorretti, tutte queste manfrine servono a dare il tempo necessario agli amici degli amici di ritirare i depositi e fuggirsene via verso lidi sicuri.

Una cosa però è certa: senza depositi una banca non può sopravvivere.

E nessuno deposita il proprio denaro in una banca che non goda della propria fiducia.

 


Ansa. 2016-12-16. Mps: persi altri 6 mld raccolta, quasi 20 mld in 2016

La situazione di incertezza in cui si trova Mps ha provocato un’emorragia di depositi dalla banca senese, con 6 miliardi di euro di “raccolta diretta commerciale” persi tra il 30 settembre e il 13 dicembre, “di cui 2 miliardi dal 4 dicembre 2016, data del referendum costituzionale”. E’ quanto emerge dall’aggiornamento del prospetto sull’aumento di capitale. I sei miliardi si aggiungono ai 13,8 miliardi persi nei primi nove mesi del 2016, portando il saldo negativo a quasi 20 miliardi di euro.

TENSIONI LIQUIDITA’ Nel motivare il suo no alla proroga dell’aumento di capitale di Mps la Bce ha rilevato che “la situazione della liquidità della Banca si è andata progressivamente deteriorando fino a raggiungere, a valle del referendum” del 4 dicembre “un orizzonte temporale di 29 giorni entro il quale la Banca può far fronte ai propri fabbisogni di liquidità senza ricorrere a nuovi interventi”

PARTITO AUMENTO, CACCIA A BOND RETAIL I bond subordinati Mps potranno essere convertiti in azioni, nell’ambito dell’aumento di capitale da 5 miliardi di euro, a partire da oggi alle 9 e fino alle 14 del 21 dicembre. Lo comunica Mps in una nota in cui conferma il via libera della Consob alla riapertura dell’offerta di conversione volontaria delle obbligazioni subordinate.  Mps riavvia dunque la conversione dei bond subordinati, aprendola anche ai 40 mila risparmiatori che detengono oltre 2 miliardi di obbligazioni dell’istituto senese e che fino ad ora non hanno potuto aderire alla conversione per via degli stringenti paletti posti dalla stessa Consob.  A valle dell’operazione, che dovrà cercare di coinvolgere anche investitori privati di lungo termine come il fondo sovrano del Qatar, ci potrebbe essere l’intervento del Tesoro. Le opzioni sono di un intervento per coprire l’eventuale quota rimanente o, nel peggiore dei casi, di una ‘ricapitalizzazione preventiva’ secondo le norme Ue che prevedono anche una burden sharing a carico degli obbligazionisti

Per la conversione dei bond subordinati Mps ha deciso di “adottare presidi finalizzati a garantire il corretto adempimento degli obblighi informativi e di condotta previsti dalla disciplina MiFid“. E’ quanto annuncia l’Istituto spiegando che le misure previste “si applicano esclusivamente ai clienti della Banca e a quelli di Banca Widiba”, in quanto “obblighi connessi alla prestazione di servizi di investimento verso la propria clientela”.

Scendono di 90 milioni i costi attesi nell’aumento Mps per il venir meno delle commissioni di garanzia che sarebbero andate alle banche con un contratto di garanzia. E’ quanto emerge nel supplemento al documento informativo. I costi totali dell’operazione scendono da 648 a 558 milioni. I costi per l’aumento da 170 a 84 milioni, quelli per il liability management da 22 a 18 milioni e il totale dei costi vivi scende quindi da 269 a 179 milioni.


Corriere. 2016-12-16. Bce: problemi di liquidità per Mps senza l’aumento. E la raccolta cala

Francoforte: senza ricapitalizzazione, liquidità soltanto per 29 giorni. Dopo i 13,8 miliardi persi nei primi 9 mesi, l’istituto ha perso altri 6 miliardi tra il 30 settembre e il 13 dicembre. Intanto è ripartita l’offerta di conversione dei bond retail.

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La Bce, nel rifiuto della richiesta di proroga del Monte dei Paschi per l’esecuzione dell’aumento di capitale, ha calcolato che in una situazione teorica di stress la banca – in assenza di ricapitalizzazione – potrebbe subire «una fuoriuscita di circa 10,3 miliardi di liquidità nel corso di un mese». In tale scenario teorico la banca avrebbe quindi un orizzonte temporale di soli 29 giorni «entro il quale far fronte ai propri fabbisogni di liquidità senza ricorrere a nuovi interventi». Lo si legge nel supplemento del prospetto per l’offerta di conversione dei subordinati pubblicato oggi. Anche in base a questo calcolo la Bce non ha concesso a Mps la proroga al 20 gennaio chiesta da Siena per la realizzazione dell’aumento di capitale.

L’emorragia della raccolta

Non accenna a fermarsi l’emorragia nella raccolta del gruppo Monte Paschi nel corso del 2016. Dopo i 13,8 miliardi persi nei primi 9 mesi, l’istituto senese ha perso altri 6 miliardi tra il 30 settembre e il 13 dicembre. Dal 4 dicembre, giorno del referendum sulla riforma costituzionale, sono stati persi 2 miliardi di euro. La raccolta, che era di 105 miliardi a settembre sarebbe quindi pari ora a 99 miliardi. Il dato sul calo nel quarto trimestre è riportato sul Supplemento al documento di offerta per la conversione delle obbligazioni. I deflusso, si afferma nel documento, «è da correlare sia alle pressioni commerciali non prevedibili, dovute al sopraggiunto clima di incertezza riguardo alle possibilità di conclusione dell’operazione, sia a componenti stagionali prevedibili (scadenze fiscali). Non è escluso che l’entità dei deflussi possa ulteriormente incrementarsi nel breve termine per effetto di entrambe le componenti citate». Per fine 2016 si ipotizza una minore raccolta di 3 miliardi di euro rispetto a quanto previsto dal piano, che prendeva in considerazione le sole componenti stagionali. L’istituto prevede comunque di recuperare tale scostamento nei 12-18 mesi successivi per effetto della conclusione positiva dell’operazione; se ciò non avvenisse la banca potrà conseguire l’equilibrio di liquidità riducendo il livello delle nuove erogazioni di crediti con impatti economici limitati.

Riparte la conversione dei bond

Dopo il via libera della Consob nella tarda serata di ieri, è ripartita l’operazione di conversione in azioni Mps delle obbligazioni in mano al retail. Il periodo di adesione all’offerta — come è spiegato in una nota del Monte — inizialmente previsto dal 28 novembre al 2 dicembre 2016, è prorogato dal 16 dicembre 2016 (ore 9) al 21 dicembre 2016 (ore 14). «La data di pagamento dell’offerta sarà stabilità successivamente alla chiusura del periodo di adesione, nei termini indicati nel Documento di offerta». L’elenco dei titoli oggetto di offerta rimane invariato.

I costi dell’operazione scendono di 90 milioni

Intanto scendono di 90 milioni i costi attesi nell’aumento Mps per il venir meno delle commissioni di garanzia che sarebbero andate alle banche con un contratto di garanzia. I costi totali dell’operazione scendono da 648 a 558 milioni. I costi per l’aumento da 170 a 84 milioni, quelli per il liability management da 22 a 18 milioni e il totale dei costi vivi scende quindi da 269 a 179 milioni.

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