Pubblicato in: Finanza e Sistema Bancario, Geopolitica Mondiale, Politica Mondiale

La riscossa di Deutsche Bank.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-12-16.

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Una banca di interesse internazionale, mondiale, risente ovviamente della situazione al contorno globale.

Il fatto che Deutsche Bank abbia sede legale in Germania non significa minimamente che sia una banca “tedesca“: è una multinazionale della finanza i cui interessi sono mondiali, non regionali tedeschi.

In un periodo in cui tutto l’Occidente versa in una stagnazione economica di vasta portata è sequenziale che le grandi banche ne abbiano riportate crisi e sofferenze. Ma forse questo sarebbe stato l’aspetto più facilmente rimediabile.

Il nodo di questa crisi, della quale l’Oriente sembrerebbe soffrire solo parzialmente e sicuramente meno dell’Occidente, è rappresentato dai grandi sommovimenti politici che stanno prendendo campo.

I liberals governavano il mondo quando governavano l’Occidente e questo cinquanta anni or sono  rendeva conto di oltre il 90% del pil mondiale. Ma adesso l’occidente rappresenta poco più del 45.5 del pil mondiale: chi governasse l’occidente non sarebbe più il capo indiscusso del pianeta.

I liberals hanno perso il controllo dell’economia mondiale per la loro incapacità di comprendere le nuove situazioni e di evolversi abbandonando visioni dogmatiche legate al passato.

Come conseguenza, giustamente stanno perdendo anche il controllo di ciò che resta dell’Occidente.

I segni sono evidenti.

Essi spaziano dal trionfo di Mr Trump sui liberals di Mrs Hillary Clinton, dal tracollo dei socialisti in Brasile culminata con la legge che limita il deficit di bilancio di pochi giorni or sono, dal Brexit ancorché sofferto, alla catena di sconfitte elettorali nelle elezioni di cinque Länder tedeschi, alla crescita dell’FPÖ al 46.7% in Austria, alla bocciatura del piano di riforme in Italia, al coagularsi politico ed economico del Gruppo Visegrad.

E come se questo non fosse ancora sufficiente, si preannunciano grandi mutamenti politici alle prossime elezioni in Nordrhein-Westfalen, in Olanda ed infine in Francia il ventitre aprile.

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Una banca di interesse mondiale non può non essere valutata anche dal punto di vista della politica mondiale, e prendiamo atto di quanto Deutsche Bank abbia saputo precorrere i tempi.

Il Management Board guidato da Mr John Cryan sembrerebbe essersi dimostrato alla altezza dei tempi.

Sembrerebbe anche lecito domandarsi fino a qual punto la diatriba tra Deutsche Bank ed il U.S. Justice Department avesse avuto un reale sottostante economico ovvero fosse stata solo una manovra della amministrazione liberals oramai agli sgoccioli.

«the multi-billion-dollar settlement the bank will have to pay to resolve alleged misconduct arising from its dealings in residential-mortgage backed securities that led to the 2008 financial crisis».

Guerra economica per coprire quella politica di egemonia.

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Ma il mondo è variato: prendiamone atto.

«Deutsche Bank AG’s stock fortunes are turning as the year draws to a close, following its longest quarterly losing streak since the global financial crisis. The lender is heading for a 57 percent surge in the final three months of 2016 on receding worries about whether its capital buffers can withstand potential litigation fines and optimism that stronger inflation in Europe and higher interest rates in the U.S. will boost profitability. Germany’s biggest bank has more than halved a share-price decline in 2016 that exceeded 53 percent as recently as September.»

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