Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Sistemi Politici, Unione Europea

Referendum. Analisi post elettorale dei risultati. Demopolis.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-12-12.

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Il ‘No’ conquista la maggioranza nelle tre classiche suddivisioni geografiche, ma ciò è particolarmente evidente nelle isole.

Il ‘Sì’ prevale nel voto estero con grande maggioranza.

Questo risultato evidenzia in modo chiaro quanto influisca il vivere nella realtà locale nella scelta referendaria. Mentre i residenti hanno coralmente votato ‘No’ i non residenti ‘Sì’. Sembrerebbe essere chiara la differente percezione del quesito.

Non solo. I residenti all’estero hanno avuto come quasi unica fonte di informazione i media, nettamente schierati per il ‘Sì’.

Questo problema è già stato affrontato in un precedente articolo.

Voto dei cittadini residenti all’estero. Un problema giuridico. 2016-12-04

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L’analisi del voto referendario per fascia di età riserva una sorpresa. Il 70% del voto degli under 35 è contrario al quesito referendario, mentre il 52% degli over 65 è favorevole.

Questo risultato rimarca la profonda divisione dell’elettorato in ragione dell’età. E sembrerebbe essere una frattura generazionale di particolare severità.

Diverse le possibili interpretazioni, ma sembrerebbe essere verosimile che il referendum sia stato vissuto dalla classe giovane e da quella in età lavorativa come un bocciatura dell’Unione Europea e del Governo Renzi, esprimendo la necessità di un concreto cambio di indirizzo politico ed economico. Statico e conservativo il voto degli over 65 che, ricordiamo, sono tutti in pensione, e quindi protesi a mantenere ciò che ritengono essere ‘diritti precostituiti’.

Date le dimensioni del fenomeno, questo sembrerebbe essere il risultato più eclamptico del referendum.

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Di grande interesse il comportamento degli indecisi. Da un punto di vista puramente probabilistico ci si sarebbe aspettati un’equipartizione del voto.

Invece, il 43% di essi ha votato ‘No’ e solo il 19% ha votato ‘Sì’.

Si valuti anche il fatto che molti intervistati hanno volutamente celato le proprie intenzioni di voto per non incorrere nelle conseguenti rappresaglie.

Questo risultato dovrà essere tenuto sempre ben presente nella valutazione delle prossime tornate elettorali.

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Le motivazioni del voto sono estremamente chiare.

Il referendum è stato inteso e percepito come un giudizio sull’operato del Governo Renzi. Se il 25% degli intervistati ha affermato di aver votato ‘Sì’ per dare continuità al Governo Renzi, ben il 67% degli intervistati ha votato ‘No’ con la ferma intenzionalità di far cadere questo Governo.

Sono numeri inequivocabili.

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Il quadro politico che uscirebbe da delle elezioni politiche sarebbe ben poco confortante.

Si delineano tre blocchi tra di essi antitetici e grosso modo equipollenti: il PD al 32.2%, il M5S al 30.5% ed una costellazione di formazioni di destra il cui unico collante sembrerebbe essere l’avversione alle prime due formazioni.

Sembrerebbe avere scarsa rilevanza il fato che in un ballottaggio M5S sembrerebbe prevalere sul PD.

In altri termini, si delineerebbe una situazione di ingovernabilità.

Conclusioni.

Se la cesura geografica ripropone drammaticamente il problema del Mezzogiorno di Italia, sempre più avviato sulla via della miseria, quella relativa alle classi di età risulta essere la più preoccupante.

I giovani non trovano lavoro e, quando lo trovassero, percepirebbero un salario ai limiti della sopravivenza.

Ma la gente ambisce a vivere, non a sopravvivere, e la differenza tra giovani senza lavoro e pensionati ultra garantiti diventa ogni giorno più stridente. Più stridente ed anche più ingiusta.

Si tenga presente che, se non altro per il normale evolversi del ciclo vitale, entro poco tempo la classe dei disoccupati/sottooccupati raggiungerà la maggioranza, ed allora sarà sequenziale l’abrogazione di quelli che comunemente sono riferiti essere ‘diritti precostituiti‘.

Attenzione. La storia insegna che le corde troppo tese si spezzano.

Tre pasti saltati fanno un rivolta, ma cinque una rivoluzione.

Nota.

Demopolis non ha reso pubblici i dati relativi alla stratificazioe dei risultati in funzione del credo religioso. Tuttavia, dagli elementi disponibili sembrerebbe logico inferire che la politica familiare del Governo sia probabilmente costata a Renzi la vittoria referendaria. Dato questo che concorderebbe con quello analogo ottenuto in Francia.


Demopolis. 2016-12-12. Referendum Costituzionale: analisi post elettorale

Quasi 6 italiani su 10 hanno deciso di bocciare la Riforma Costituzionale. Con l’unica eccezione degli elettori all’estero, il No ha vinto in tutte le macro-aree del Paese, ottenendo il 56% al Nord, il 57% al Centro e sfiorando il 70% al Sud e nelle Isole.

L’Istituto Demopolis ha analizzato le scelte degli elettori per fascia di età. Hanno votato No, in modo netto, le nuove generazioni: tra gli under 35, sette su dieci hanno bocciato la riforma. Tendenzialmente vicina al dato nazionale è stata la scelta della fascia tra i 34 ed i 64 anni, mentre il Sì ha prevalso di poco soltanto tra quanti hanno superato i 64 anni.

A due settimane dal voto, con il No in vantaggio, due incognite pesavano sulla sfida referendaria: 7 milioni di cittadini si dichiaravano ancora incerti sulla scelta di voto; oltre 5 milioni affermavano di non aver ancora deciso se recarsi alle urne o astenersi. Nell’analisi post elettorale, l’Istituto Demopolis ha studiato le scelte degli italiani che hanno deciso se e come votare negli ultimi 15 giorni: su 100 elettori che a metà novembre apparivano incerti sulla partecipazione e sul voto, appena 19 hanno optato per il Sì, 38 hanno scelto di restare a casa. 43 su 100 hanno deciso di votare No al Referendum Costituzionale.

Se gli elettori del Partito Democratico e della Lega apparivano in ampia misura già da tempo intenzionati a recarsi alle urne, la partecipazione è cresciuta negli ultimi giorni soprattutto tra gli elettori del M5S e di Forza Italia.

Sembra aver prevalso, anche tra molti elettori politicamente non collocati, la volontà di esprimere un giudizio sul Presidente del Consiglio e sul Governo. Demopolis ha indagato le ragioni del Sì e del No.

Tra quanti hanno optato per il Sì, il 34% motiva la scelta con l’apprezzamento della Riforma, il 25% per dare continuità al Governo Renzi; il 41% per entrambe le ragioni.

L’Istituto Demopolis ha chiesto poi a chi ha bocciato la Riforma: per quale ragione, prevalentemente, ha votato No al Referendum? Il 33%, un intervistato su tre, attribuisce la sua scelta ad uno scarso apprezzamento della Riforma; il 67% afferma invece di aver votato No per interrompere l’esperienza del Governo Renzi.

Se si votasse per le Elezioni Politiche, il Partito Democratico avrebbe oggi il 32,2%, il Movimento 5 Stelle il 30,5%: è la fotografia scattata dal Barometro Politico dell’Istituto Demopolis. Poco sotto il 12% la Lega e Forza Italia; più distanti, Fratelli d’Italia, Sinistra Italiana ed Area Popolare.

Nell’attuale scenario politico la soglia del 40% appare difficilmente raggiungibile al primo turno.

In attesa di una definizione della legge elettorale per Camera e Senato, l’Italicum, applicabile solo per la Camera dei Deputati e che porta al ballottaggio le prime due liste, non favorisce lo schieramento di Centro Destra, oggi diviso. La partita riguarderebbe dunque, per il momento, il PD e il M5S.

Secondo i dati odierni, in un ipotetico ballottaggio con l’Italicum per la Camera dei Deputati, il Movimento 5 Stelle, con la sua trasversalità politica, supererebbe, 52-48, il Partito Democratico.

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