Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Partito democratico. Più correnti che iscritti.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-12-07.

 saker-falconetto-sacro-004

Alle ultime elezioni politiche del 24-25 febbraio 2013 il partito democratico ha ottenuto 10,353,275 (29.55%) voti, il popolo della libertà 10,074,109 (29.18%), il movimento cinque stelle 8,797,902 (25.56%).

In termini di deputati il partito democratico ha ottenuto 344/630 seggi, il popolo della libertà 125/630, il movimento cinque stelle 109/630.

Dopo le elezioni si sono attuate grandi manovre e spostamenti di schieramenti.

*

Il partito democratico, schieramento politico di maggioranza relativa, che ha quindi ottenuto la maggioranza parlamentare a seguito dell’applicazione della legge sulla ripartizione dei seggi, non è però una realtà politica coesa e monolitica.

Nel suo interno albergano circa nove correnti.

Queste non sembrerebbero differenziarsi per sfumature di pensiero politico od economico: sembrerebbero essere a tutti gli effetti partiti dentro un unico contenitore.

A ciò si aggiungano una lunga, molto lunga serie di incompatibilità caratteriali,  che spesso tracimano in sentimenti astiosi.

Ecco cosa dice Matteo Renzi.

«Un odio distillato, purissimo»

*

«Non degli italiani. Sono gli avversari quelli a cui il presidente del Consiglio …. si riferisce. La minoranza del Partito democratico»

*

«Non credevo che potessero odiarmi così tanto»

*

«Ho fatto quello che dovevo fare. Ho proposto una riforma giusta. Ho combattuto contro la casta più schifosa. Se non mi vogliono me ne vado con la coscienza a posto»

*

Difficile, molto difficile poter governare il paese con un partito di maggioranza relativa così parcellizzato.

 


Ansa. 2016-12-06. Pd: Dai renziani ai bersaniani, ecco la galassia Dem

Sulla carta c’è la maggioranza ‘renziana’ del partito, circa l’80% in assemblea e in direzione. E c’è la minoranza bersaniana e cuperliana. Ma è molto più variegata la galassia interna al Partito democratico. Almeno sette-otto grandi correnti, che potrebbero tornare a far sentire ciascuna la propria voce nelle prossime ore, quando si dovrà decidere come andare avanti dopo le dimissioni da premier di Matteo Renzi a seguito della vittoria del No al referendum.

Questa al momento la geografia delle varie anime del Pd:

RENZIANI: sono i fedelissimi del premier-segretario. Tra loro Maria Elena Boschi, Lorenzo Guerini, Debora Serracchiani e Luca Lotti. Un profilo leggermente distinto lo hanno assunto nel tempo i cosiddetti ‘cattorenziani’, da Graziano Delrio a Matteo Richetti e Angelo Rughetti, ma non si sono mai costituiti in area autonoma. Dopo le elezioni 2013, con Bersani segretario, i parlamentari renziani erano in tutto una cinquantina.

AREA DEM: è la componente guidata da Dario Franceschini, che è entrata in maggioranza sostenendo Renzi al congresso e poi la sua decisione di sostituire Letta. E’ la rappresentanza più nutrita in Parlamento. Tra i suoi esponenti anche i capigruppo di Camera e Senato Ettore Rosato e Luigi Zanda.

GIOVANI TURCHI: è l’area che raccoglie un gruppo di quarantenni di provenienza Ds. E’ guidata dal ministro Andrea Orlando e dal presidente del partito Matteo Orfini. Al congresso del 2013 sostenevano Gianni Cuperlo, poi sono entrati nella maggioranza del partito.

SINISTRA E’ CAMBIAMENTO: è la componente che fa capo al ministro Maurizio Martina. Si è staccata dalla minoranza del partito, assumendo una posizione ‘responsabile’, nel voto sull’Italicum, poi ha sostenuto il Sì al referendum.

SINISTRA RIFORMISTA: l’area bersaniana è la componente più numerosa della minoranza. Guidata dall’ex capogruppo alla Camera Roberto Speranza, dopo la rottura con Renzi sulla legge elettorale, si è schierata per il No al referendum.

SINISTRA DEM: è l’area che fa capo a Gianni Cuperlo. Dopo l’accordo sulle modifiche all’Italicum, si è schierata per il Sì al referendum costituzionale.

RETE DEM: sono gli ex civatiani, che non hanno seguito Pippo Civati fuori dal Pd, ma sono rimasti fuori dalla maggioranza del partito. Tra gli esponenti, la prodiana Sandra Zampa e il senatore Sergio Lo Giudice.

POPOLARI: le componenti che facevano capo a Enrico Letta e Rosy Bindi si sono formalmente sciolte. I popolari di Beppe Fioroni, che al congresso avevano appoggiato Cuperlo, non sono entrati negli organi di partito e quindi nella maggioranza, ma sono considerati vicini ai ‘cattorenziani’ e hanno sempre sostenuto Renzi, dal jobs act alle riforme.

OUTSIDER: dal presidente della Toscana Enrico Rossi, già formalmente candidato alla segreteria, al presidente della Puglia Michele Emiliano, che si è schierato sul No al referendum, sono soggetti che al momento sono fuori da altre correnti ma potrebbero entrare in gioco al prossimo congresso.

Annunci