Pubblicato in: Amministrazione, Sistemi Economici, Sistemi Politici, Unione Europea

Istat. Condizioni di vita e reddito.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-12-06.

 Operazione anti-accattonaggio

Questi i punti salienti evidenziati dal report.

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– Il 28,7% delle persone residenti in Italia è a rischio di povertà …. grave deprivazione materiale, bassa intensità di lavoro;

– più a rischio di povertà …. il 51,2% (da 42,8%) nelle famiglie con tre o più minori;

– il reddito netto medio annuo per famiglia sia di 29.472 euro (circa 2.456 euro al mese);

– La metà delle famiglie residenti in Italia percepisce un reddito netto non superiore a 24.190 euro l’anno (circa 2.016 euro al mese);

– il 20% più ricco delle famiglie percepisce il 37,3% del reddito equivalente totale, il 20% più povero solo il 7,7%.

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L’Istat ha rilasciato il Report «Condizioni di vita e reddito» [Sommario, Testo, Tabelle]

«Nel 2015 si stima che il 28,7% delle persone residenti in Italia sia a rischio di povertà o esclusione sociale ovvero, secondo la definizione adottata nell’ambito della Strategia Europa 2020, si trovano almeno in una delle seguenti condizioni: rischio di povertà, grave deprivazione materiale, bassa intensità di lavoro.

La quota è sostanzialmente stabile rispetto al 2014 (era al 28,3%) a sintesi di un aumento degli individui a rischio di povertà (dal 19,4% a 19,9%) e del calo di quelli che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (da 12,1% a 11,7%); resta invece invariata stima di chi vive in famiglie gravemente deprivate (11,5%).

Il Mezzogiorno è ancora l’area più esposta: nel 2015 la stima delle persone coinvolte sale al 46,4%, dal 45,6% dell’anno precedente. La quota è in aumento anche al Centro (da 22,1% a 24%) ma riguarda meno di un quarto delle persone, mentre al Nord si registra un calo dal 17,9% al 17,4%.

Le persone che vivono in famiglie con cinque o più componenti sono quelle più a rischio di povertà o esclusione sociale: passano a 43,7% del 2015 da 40,2% del 2014, ma la quota sale al 48,3% (da 39,4%) se si tratta di coppie con tre o più figli e raggiunge il 51,2% (da 42,8%) nelle famiglie con tre o più minori.

Nel 2014, escludendo gli affitti figurativi, si stima che il reddito netto medio annuo per famiglia sia di 29.472 euro (circa 2.456 euro al mese). Considerando l’inflazione, il reddito medio rimane per la prima volta sostanzialmente stabile in termini reali rispetto al 2013 (-12% che diventa -10% se si considera l’aggiustamento per dimensione e composizione familiare, cioè il reddito equivalente).

La metà delle famiglie residenti in Italia percepisce un reddito netto non superiore a 24.190 euro l’anno (circa 2.016 euro al mese), sostanzialmente stabile rispetto al 2013; nel Mezzogiorno scende a 20.000 euro (circa 1.667 euro mensili).

Fra le famiglie che hanno come fonte principale il reddito da lavoro, una su due dispone di circa 29.406 euro se si tratta di lavoro dipendente e di non più di 28.556 euro nel caso di lavoro autonomo. Per le famiglie che vivono prevalentemente di pensione o trasferimenti pubblici la somma scende a 19.487 euro.

Includendo gli affitti figurativi, si stima che il 20% più ricco delle famiglie percepisca il 37,3% del reddito equivalente totale, il 20% più povero solo il 7,7%.

Dal 2009 al 2014 il reddito in termini reali cala più per le famiglie appartenenti al 20% più povero, ampliando la distanza dalle famiglie più ricche il cui reddito passa da 4,6 a 4,9 volte quello delle più povere»

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L’Istat ha compiuto un grande salto qualitativo riportando anche i valori mediani delle serie. Enucleeremo solo alcuni punti.

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In primo luogo, si dovrebbe notare la differenza sempre più marcata tra nord e sud Italia. Ci rendiamo perfettamente conto che questo argomento non sia più di moda, ma ciò non toglie la gravità del problema.

Nel 2015 erano a rischio di povertà il 17.4% delle famiglie del nord ed il 46.4% delle famiglie del sud. Erano in grave deprivazione il 6.1% delle famiglie del nord ed il 20.4% delle famiglie del sud.

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In secondo luogo, erano a rischio di povertà il 48.3% delle famiglie con tre o più figli. Questo dato appare particolarmente severo tenendo conto del calo demografico da contrazione delle nascite: fenomeno non ascrivibile esclusivamente a motivazioni economiche, ma sicuramente da esse sostenuto. Segno anche di un colpevole incuria governativa.

In terzo luogo, si evidenzia come non possano sostenere una spesa improvvisa di ottocento euro il 30.1% delle famiglie del nord ed il 55.1% delle famiglie del sud. E questo è un severo campanello di allarme sul grado di esaurimento delle scorte familiari. È a nostro avviso intollerabile che più della metà dei cittadine del Meridione si rovi in una simile situazione.

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In quarto luogo, se in Italia il reddito familiare netto medio ammontava a 29,820 euro l’anno, il reddito familiare netto mediano ammontava invece a 24,190 euro l’anno, segno questo di una ampia diseguaglianza. Si noti in proposito che il problema non consiste nella diseguaglianza in sé stessa, quanto piuttosto nel fatto che la fascia bassa è nel range della povertà.

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