Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Indipendenza della Banche Centrali.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-11-27.

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«il presidente della Bundesbank sostiene che i banchieri centrali sono ormai accomunati ai politici nelle critiche della pubblica opinione»

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«il fatto che i banchieri centrali siano accomunati ai politici nelle critiche della pubblica opinione è dovuto al fatto che la politica delle banche centrali è diventata altamente politicizzata.»

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«E proprio attraverso le sue misure non convenzionali che la BCE ha reso meno nitido il confine tra la politica monetaria e fiscale»

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«la politica monetaria deve avere un solo obiettivo, la stabilità dei prezzi.»

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«Non può risolvere il gran numero di problemi di politica economica dei singoli paesi. La politica monetaria comune può funzionare meglio se le singole economie convergono sempre più e affrontano sempre meglio lo sconvolgimento economico, ma ciò è nella responsabilità dei singoli governi nazionali, con finanze pubbliche sane e strutture economiche adattabili.»

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«Non deve essere un obiettivo di politica monetaria il guadagnare tempo …. al contrario, comportarsi così contribuisce proprio al tipo di politicizzazione della politica monetaria di cui parlavo»

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«il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, che sta puntando a una maggiore espansione della politica fiscale europea, sta commettendo un grave errore»

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«Dubito che l’Eurozona abbia davvero bisogno di un programma di stimolo economico finanziato dal debito»

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Herr Jens Weidemann, Presidente della Bundesbank, mette sul tavolino alcune problematiche di interesse comune e generale.

– La banca centrale ha come scopo la stabilità dei prezzi.

– Per adempiere codesta missione, essa è formalmente indipendente dal governo cui fa capo.

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Se è corretto affermare che banca centrale e governo devono cooperare in modo sinergico, è altrettanto corretto che dovrebbero essere azioni indipendenti.

L’indipendenza dal governo della banca centrale è però un pia illusione, che può anche degenerare in farsa conclamata.

– Il Governatore della banca centrale è di nomina politica, che può sensibilizzarlo in modo più o meno pesante, talora anche in modo estremamente pesante. Il suo eventuale rinnovo è sempre sotto giudizio politico.

– In questo decennio la governance dell’Unione Europea ha condizionato pesantemente la banca centrale, Ecb, facendola transitare da prestatrice di ultima istanza ad acquirente di ultima istanza. Per sue esigenze politiche, l’élite ha cambiato radicalmente la mission dell’Ecb.

Come risultato finale, l’Ecb risulta essere un organo politico, non tecnico: mutazione questa avvenuta de facto, non de iure: è stato un vero e proprio colpo di stato.

– Le misure non convenzionali, peraltro estremamente costose, non hanno sortito effetto di sorta.

– Il riscontro empirico quindi evidenzia come la maggiore espansione della politica fiscale europea, voluta ed imposta dal Presidente EU JC Juncker, sia stata un severo errore.

– Il primo modo per affrontare e risolvere i problemi generati da un errore è quello di rimuoverlo più rapidamente possibile.

«Se i politici nazionali prendono le decisioni, le nazioni devono assumersi le conseguenze di tali decisioni»

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«Non devono aspettare che altri intervengano, una volta che hanno esaurito le proprie opzioni»

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In poche parole: Mr Juncker dia le dimissioni e l’Ecb torni al suo alveo istituzionale.

Conseguenza prima: un’Europa politicamente unita è un’utopia. Al massimo sia una Europa di Nazioni.

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Qualche mese e verosimilmente le tornate elettorali che si terranno in Europa renderanno realtà questo scenario.

Nota.

Ripetiamo solo per massima chiarezza. Sovvertire il ruolo istituzionale di Ecb è stato un vero e proprio colpo di stato, così come sottoporre l’Ecb al ruolo politico.


Milano Finanza. 2016-11-26. Weidmann torna ad attaccare Draghi: la Bce è altamente politicizzata

In un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt, il presidente della Bundesbank sostiene che i banchieri centrali sono ormai accomunati ai politici nelle critiche della pubblica opinione. “E proprio attraverso le sue misure non convenzionali che la BCE ha reso meno nitido il confine tra la politica monetaria e fiscale. Questo è il motivo per cui io sono a favore di un’interpretazione restrittiva del nostro mandato”.

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Jens Weidemann torna ad attaccare la politica monetaria della Bce di Mario Draghi in un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt. A parere del presidente della Bundesbank, il fatto che i banchieri centrali siano accomunati ai politici nelle critiche della pubblica opinione è dovuto al fatto che la politica delle banche centrali è diventata altamente politicizzata. “E proprio attraverso le sue misure non convenzionali che la BCE ha reso meno nitido il confine tra la politica monetaria e fiscale. Questo è il motivo per cui io sono a favore di un’interpretazione restrittiva del nostro mandato”. Secondo Weidmann, infatti, “la politica monetaria deve avere un solo obiettivo, la stabilità dei prezzi. Non può risolvere il gran numero di problemi di politica economica dei singoli paesi. La politica monetaria comune può funzionare meglio se le singole economie convergono sempre più e affrontano sempre meglio lo sconvolgimento economico, ma ciò è nella responsabilità dei singoli governi nazionali, con finanze pubbliche sane e strutture economiche adattabili. Non deve essere un obiettivo di politica monetaria il guadagnare tempo” dice Weidmann; al contrario, comportarsi così “contribuisce proprio al tipo di politicizzazione della politica monetaria di cui parlavo”.

Richiesto di un giudizio sullo stato di avanzamento delle riforme di politica economica nei vari stati, Weidmann è tranchant: “L’entusiasmo per le riforme che era ancora percepibile al culmine della crisi è diminuito. Questo è quanto emerge dai dati OCSE che misurano l’attuazione delle riforme nei singoli paesi. In molti casi, il sollievo fornito dai bassi tassi di interesse non è stato utilizzato per consolidare i bilanci pubblici più rapidamente, ma al contrario per aumentare la spesa pubblica. Allo stesso tempo, le norme intese a garantire sane politiche fiscali hanno perso sempre più il loro effetto vincolante. E ciò è dovuto anche a una fiacca applicazione delle regole da parte della Commissione Europea, anche per la mancanza di sostegno da parte dei governi nazionali”.

Secondo Weidmann, il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, che sta puntando a una maggiore espansione della politica fiscale europea, sta commettendo un grave errore: “Dubito che l’Eurozona abbia davvero bisogno di un programma di stimolo economico finanziato dal debito. I problemi in molti paesi sono più di natura strutturale. E l’idea alla base di queste richieste è che l’Eurozona abbia bisogno di una politica fiscale centralizzata, in cui i paesi con buoni bilanci debbano aumentare la spesa e i loro debiti al fine di far ripartire l’economia in altri paesi. Ciò non è compatibile con il carattere dell’Unione monetaria europea. La politica fiscale, e una grande quantitá di misure di politica economica, sono state intenzionalmente tenute nelle responsabilità nazionali. Se i politici nazionali prendono le decisioni, le nazioni devono assumersi le conseguenze di tali decisioni. Non devono aspettare che altri intervengano, una volta che hanno esaurito le proprie opzioni. E non credo che la Commissione Ue, almeno per come sta attualmente interpretando il suo ruolo politico, sia l’istituzione adatta per garantire la sorveglianza sui bilanci dei paesi dell’Eurozona”. Al riguardo, Weidmann ritiene che “Avrebbe senso creare un’istituzione indipendente che analizzi e valuti i bilanci secondo regole trasparenti e verificabili, anche se poi le decisioni in materia di sanzioni, per esempio, continueranno ad essere prese dai ministri delle finanze. Weidmann dribbla la domanda di Handelsblatt sul prossimo successore di Mario Draghi al vertice della Bce: “Non dobbiamo discutere la nazionalità del successore di Mario tre anni prima della scadenza del suo mandato. Ciò danneggerebbe la Bce. Un dibattito pubblico in questo momento è controproducente”.

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