Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Sistemi Politici, Unione Europea

La maledizione di Gheddafi. Che non è ancora finita.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-11-23.

 clinton-hillary

Qui in Occidente stanno iniziando a cadere nella metaforica cesta un buon numero di teste che per molto tempo hanno preteso di guidare il popolo.

La peggior punizione per un personaggio politico è quella di essere trombato alla grande alle elezioni, di essere cacciato a pedate, di essere ridotto a misero cascame della storia, ad essere ricordato con amaro disgusto.

Povera Mrs Hillary Clinton, rosa da ambizione sovrumana, da invidia macerante, da superbia luciferina. Ma chi mai si credeva d’essere? E ci ha provato ben due volte consecutive. Sono femmina: tutti dovranno eleggermi in quota rosa. E sono state proprio le donne americane a non votarla.

L’Ultimo è il misero Sarkozy. Ci sarebbe arrivato un lamellibranco a capire che la sua epoca era passata e che il passato non ritorna. Ci sarebbe arrivato un macaone amoroso a capire che la Francia lo ricordava in modo del tutto spiacevole. Ma era pieno di sé: alle primarie ha preso invece a stento un po’ più del venti per cento.

*

Adesso non ci si illuda che la maledizione di Gheddafi sia terminata.

Non sarà oggi, non sarà domani, ma sono in molti ad aspettare che arrivi nella cesta la testa di Frau Merkel. Quella di Mr Juncker e quella di Mr Schulz saranno conservate in un’albanella presso l’Anonima Alcolisti.

Le teste di molti nostri conterranei non son degne nemmeno della cesta.


Il Giornale. 2016-11-23. La maledizione di Gheddafi

TOUTANKAMHON
C’era una volta la maledizione di Toutankamhon; o almeno così hanno creduto generazioni di appassionati del mistero. La maledizione colpiva tutti coloro che in qualche modo erano legati alla spedizione guidata da Howard Carter, che nel 1922 ritrovò la mummia del famoso Faraone bambino (che poi in realtà è più famoso oggi di quanto lo sia stato ai suoi tempi, visto che governò per pochi anni).

In realtà i faraoni amavano mandare maledizioni a chiunque violasse il loro sonno eterno, fossero ladri o archeologi, profanatori o semplici avventurieri della domenica.

La storia della maledizione di Toutankamhen è ovviamente un balla, pare costruita dal genio narrativo di Sir Arthur Conan Doyle il quale, tra un caso affrontato da Sherlock Holmes (con lucida razionalità) e un “elementare Watson!” esclamato con ferma logica, in realtà fu sempre attratto dallo spiritismo e dall’occulto.

Noi che alle maledizioni non crediamo, non possiamo però non notare che una specie di catena nera si sta muovendo nella storia più recente, colpendo coloro che hanno la responsabilità di uno dei crimini peggiori compiuti negli ultimi anni (altro che tirare fuori una povera mummia dal sarcofago).

UNA CATENA NERA?

Con la recente sconfitta in Francia di Nicolas Sarkozy ed il suo umiliante ritiro dalla politica, il tonfo clamoroso della Clinton in America, sommati alla defenestrazione di David Cameron in Gran Bretagna, si consuma la repentina uscita di scena di tutti i responsabili della folle e criminale guerra alla Libia del 2011; coloro che grazie a quel disastro imposto per vanità, egoismo, stupidità, interessi, sordide complicità con i poteri peggiori del mondo, hanno aperto la strada alla definitiva decomposizione del Medio Oriente, al dramma dei migranti (supportato dai disegni mondialisti di immigrazione forzata), al caos di guerre umanitarie fuori da ogni umanità, al terrorismo islamista, ai morti innocenti e alle falsità costruite sui media.

Se oggi Conan Doyle fosse vivo, probabilmente parlerebbe della “Maledizione di Gheddafi”, che si è scagliata contro coloro che decisero di farlo fuori in spregio a qualsiasi diritto internazionale. Non perché Gheddafi fosse uno stinco di santo, per carità, ma perché è un dato di fatto che il leader libico da dopo l’11 Settembre si era riposizionato sul piano internazionale, aveva abbandonato il terrorismo ed era diventato uno dei più stretti alleati dell’Occidente nel guerra ad Al Qaeda e al jihadismo; tanto che, per esempio, i servizi segreti britannici commissionavano alla polizia segreta di Tripoli i rapimenti e gli interrogatori (leggi torture) dei sospetti jihadisti, secondo un accordo che siamo stati tra i pochi a svelare. Erano i tempi in cui Gheddafi era il “Caro Mu’ammar” nelle lettere che gli inviava il “suo” Tony Blair.

Sulla guerra in Libia e sulle falsità costruite per legittimarla, abbiamo scritto molto: per esempio di come Hillary Clinton manipolò i report della Cia per coprire il fatto che, in quella guerra civile, i crimini li commettevano i “ribelli moderati”, i jihadisti finanziati dalla Casa Bianca e non i lealisti di Gheddafi; o di come persino il Parlamento inglese abbia dovuto riconoscere il cumulo di falsità e imprecisioni raccontate all’opinione pubblica da Cameron e da Sarkozy per coprire le vere ragioni della guerra. Abbiamo persino fatto vedere il ghigno televisivo di Hillary alla notizia dell’omicidio di Gheddafi, a dimostrazione che il sadismo è un tratto che a volte non appartiene solo ai “dittatori sanguinari”.

I TRE “MALEDETTI”

Oggi i tre “maledetti” (nel senso che hanno subìto la maledizione libica) sono stati espulsi dalla storia: David Cameron lo si può trovare a mangiare “fish & chips” su un muretto in bermuda, come un qualsiasi rubicondo turista inglese in vacanza. La Clinton è fuggita nel suo ritiro dorato di Chappaqua acquistato e ristrutturato con i soldi elargiti a piene mani dai suoi amici di Goldman Sachs. E al mediocre Napoleone, che sperava di ritornare a governare la Francia, non rimane che l’abbraccio della sua Carla Bruni (che non è sicuramente poco).

Tutti e tre hanno avuto un destino migliore di Gheddafi ed in fondo è una compensazione perché, per quanto siano state figure negative, non possono minimamente essere equiparati a personaggi come il leader libico.

Eppure quella guerra criminale che loro hanno voluto, segna il punto di non ritorno di un Occidente impazzito che ha accelerato il caos del Medio Oriente travestendolo da Primavere Araba e da guerre umanitarie.

Chissà se tutto questo significa che in fondo esiste una giustizia nella storia.

Annunci