Pubblicato in: Medio Oriente, Persona Umana, Religioni

Islam, femmine e problema del velo. Al Arabiya.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-11-05.

 2016-11-05__alabiya__piccaggia__001

Come di abitudine, Al Arabiya pubblica nella sua versione inglese un cartiglio di spalla con i titoli degli editoriali, accanto ai quali è riportata la fotografia dell’autore.

Ne riportiamo la fotocopia, che sembrerebbe essere davvero maieutica.

In primo luogo, su cinque editorialisti tre sono femmine: Yara al-Wazir, Trisha de Borchgrave e Nayla Tueni.

In particola, Nayla Tueni ha un curriculum interessante:

«Nayla Tueni is one of the few elected female politicians in Lebanon and of the two youngest. She became a member of parliament in 2009 and following the assassination of her father, Gebran, she is currently a member of the board and Deputy General Manager of Lebanon’s leading daily, Annahar. Prior to her political career, Nayla had trained, written in and managed various sections of Annahar, where she currently has a regular column.»

*

Su cinque editorialisti, in questo numero tre sono femmine e due sono maschi. Il rapporto tra scrittori maschi e femmina varia di volta in volta a seconda degli argomenti proposti. Sembrerebbe che nessuno abbia rubriche fisse.

Gli articoli scritti da queste signore sono usualmente molto equilibrati e, spesso, grondano buon senso, cosa che corrobora potentemente gli argomenti addotti. Non si nota in nulla che siano stati scritti da una femmina piuttosto che da un maschio: questo sembrerebbe essere un problema inesistente, come dovrebbe essere in un normale ambiente di lavoro.

A giudicare dal livello degli scritti, siano essi condivisibili o meno, queste signore non sono arrivate a scrivere su Al Arabiya in “quote rosa“: hanno passato molto più tempo a studiare sui libri che dedicandosi a quella occupazione peculiare delle loro colleghe occidentali.

*

In secondo luogo, si osservino bene le fotografie. Sono tutte ben curate, con trucco appena visibile, qualche monile ben accostato, e non indossano nessuna forma di velo. Eppure sono islamiche e praticano regolarmente le usuali costumanze religiose.

* * * * * * *

Questo argomento è stato già affrontato diverse volte.

Burqa. Simbolo politico non indumento islamico.

*

Nessuno potrebbe contestare ad Al Arabiya di non essere islamici, né di esprimere idee di ambienti ostili o prevenuti nei confronti di tale religione.

Questa testata ci presenta la situazione femminile per quello che è in Arabia, al di là della facile retorica e della stucchevole disinformazione.

L’appartenenza all’uno od all’altro sesso è ininfluente in ambito lavorativo. Le femmine possono tranquillamente farsi la loro istruzione ed accedono a posti di lavoro seguendo una ragionevole graduatoria di merito. Per parlare e scrive l’inglese in modo così fluente, hanno compiuto stage all’estero di lunga durata.

Non indossano né ostentano segni o simboli di appartenenza.

Insomma, si comportano da persone normali. Cosa che non guasta mai.

*

Fare paragoni è sempre poco delicato, ma alcune considerazioni sembrerebbero sorgere spontanee.

I media occidentali, specialmente le televisioni, sono stati colonizzate da giornaliste il livello professionale delle quali potrebbe a stento garantir loro un posto di scopino ai Fori Imperiali. Faziose, disinformate e disinformanti, litigiose quasi del tutto deprivate di un briciolo di sano buon senso.

Si direbbe che siano state messe in tali posizioni al fine deliberato di ridicolizzare la figura femminile.

E chi mai osasse far presente che un minimo di preparazione non sarebbe stato sgradito, è linciato come anti – femminista.

Da ultimo ma non per ultimo, il problema della piccaggetta sulla testa è un problema artificioso che in Occidente è gonfiato oltre misura per scopi politici. È diventato segnale di appartenenza politica piuttosto che religiosa.

Insomma, ci sarebbe da rivedere criticamente molte nostre posizioni.

 

Annunci