Pubblicato in: Banche Centrali, Finanza e Sistema Bancario, Unione Europea

ECB. Pesanti critiche tedesche al QE. Eurozona verso il crack.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-11-04.

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Sarebbe difficile comprendere cosa stia succedendo nel mondo senza tener presente che a giorni si rinnoverà la Presidenza degli Stati Uniti e che in Europa si è entrati in un periodo di un anno di continue tornate elettorali.

–  Il prossimo anno elettorale potrebbe cambiare l’Europa. 2016-10-26

Da tempo i tedeschi, e non solo loro, sono insofferenti alla manovra di QE messa in atto dall’Ecb.

Helicopter Money. Guerra tra Ecb e Buba.

Ecb. Draghi. Audizione di fuoco alla Commissione parlamentare europea.

Hearing of the Committee on Economic and Monetary Affairs of the European Parliament

ECB e l’indipendenza delle Banche Centrali.

Ecb. Iniziano gli acquisti di corporate bond.

ECB. Tutela gli interessi europei oppure quelli francesi?

Germania pone prelatura sul rinnovo dell’Ecb.

ECB. Quando i silenzi contano più delle parole.

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«Parlando di Quantitative Easing ci si riferisce, in genere, ad un’operazione che rientra nel complesso delle politiche monetarie adottate da una banca centrale.

Il quantitative easing, la cui traduzione letterale è “alleggerimento quantitativo”, viene chiamato in italiano anche “allentamento monetario” o QE (acronimo di Quantitative Easing). Attuando un piano di allentamento monetario, le banche centrali si pongono quali acquirenti di beni (generalmete si tratta di azioni o titoli di stato) con denaro creato “ex-novo” e al fine di incentivare la crescita economica (per questo il QE viene anche chiamato “stimolo”).

QE: il denaro nuovo

Il nuovo denaro, utilizzato dalla banca centrale per “iniettare” (come si dice in gergo) liquidità nel proprio sistema economico non viene necessariamente stampato, ma in forma equivalente può essere creato per via elettronica, finendo comunque sui bilanci della banca centrale stessa.

QE: gli effetti

Principalmente, al quantitative easing si associano due effetti:

– L’aumento dell’attività economica: promosso dalla maggiore circolazione di liquidità.

– L’abbassamento del costo dei prestiti: l’acquisto da parte della banca dovrebbe far aumentare la domanda dei titoli e, allo stesso tempo, ridurne i costi.

Teoricamente, l’allentamento monetario dovrebbe avere l’effetto di facilitare l’accesso al credito e, per conseguenza, stimolare la crescita economica.» [Fonte]

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Il problema sarebbe anche molto semplice se non fosse inquinato da problemi politici e di bottega, che portano anche molti economisti a schierarsi per soluzioni illogiche pur di conservare le consulenze delle quali godono.

Il nodo centrale è che la gran parte dei paesi dell’Eurozona ha debiti sovrani che sembrerebbero essere politicamente incontenibili e non riducibili.

E tutto ciò avviene in un momento di severa crisi economica e finanziaria di tutto il mondo occidentale: la produzione langue per la crisi internazionale, per carenza di fiducia e di risorse finanziarie accessibili.

L’Ecb è intervenuta con il QE unito ad una politica di tassi negativi.

È la manovra estrema di chi fosse in una casa che brucia e si butta dalla finestra nella sia pur minima speranza di salvarsi.

Con questa manovra l’Ecb stampa denaro, ancorché virtuale, con il quale acquista buoni del tesoro nazionali che altrimenti sarebbero molto deprezzati. Sostenendo le quotazioni di questo mercato, i tassi di interesse scendono fino alla fascia negativa, con grande sollievo degli stati.

Ma il sistema finanziario e bancario dell’Eurozona paga uno scotto molto severo.

Da una parte è obbligato dai governi a comprare titoli di stato, intervento alquanto atipico per una banca, dall’altra resta strozzato dai tassi negativi. Le banche vivono infatti imprestando denaro e conseguendone un utile tramite interessi corrisposti.

La trappola dei tassi negativi

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Draghi ed Ecb sono ben consci di tutto ciò. Non a caso ribadiscono a piè sospinto che tutta la manovra perderebbe di senso se i governi non procedessero a riforme strutturali, termine eufemistico per significare una riduzione strutturale del debito. Ma i paesi dell’Eurozona non hanno governi che sappiano approfittare della situazione, anzi, molti di essi vivono un chaos politico severo ed altri languono in attesa di nuove elezioni.

Ora i paesi più virtuosi si stanno arrabbiando con quelli meno virtuosi: stanno vedendo il loro sistema bancario andare alla malora per niente.

‘The Deutsche Bank Downfall’. Questo è il titolo dell’ultimo articolo del Der Spiegel.

Ma non ci si illuda.

Jetzt ist der EU-Austritt Italiens wahrscheinlicher als ein Grexit

Potrebbe anche darsi che l’Italia sia cacciata dall’Eurozona. E ben prima della Grecia.

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Una cosa sembrerebbe però emergere con certezza. Checché ne dicano i soliti economisti di assalto, è semplicemente impossibile proseguire a tempo indefinito stampando denaro. Se così fosse, Ecb eseguirebbe QE dieci volte maggiori con soddisfazione di tutti.

 


Sole 24 Ore. 2016-11-02. Doppio attacco tedesco al Qe di Draghi: «È destabilizzante»

Doppio attacco dalla Germania alla Banca centrale europea. Il consiglio degli esperti economici che fa da consulente al Governo, i cosiddetti “cinque saggi”, ritiene che il grado di stimolo monetario nell’area euro «non è più appropriato» data la ripresa dell’economia della regione. Il capo economista di Deutsche Bank, David Folkerts-Landau, da tempo uno dei critici più virulenti della Bce, parla addirittura di «lati oscuri» del Qe, il programma di acquisto di titoli da parte dell’istituto di Francoforte.

Mentre il consiglio della Bce sta valutando se estendere il Qe oltre la scadenza del marzo prossimo, e prenderà una decisione con ogni probabilità alla riunione dell’8 dicembre, come anticipato dal presidente Mario Draghi, dalla Germania vengono sollecitazioni in senso opposto, che si sommano al parere contrario finora espresso dai due membri tedeschi del consiglio, il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, e la sua ex vice Sabine Lautenschlaeger, oggi nel comitato esecutivo Bce.

Al quinto anniversario dal suo insediamento alla guida della banca centrale, Draghi si trova quindi sotto rinnovata pressione, che per la verità non si è mai veramente allentata, da parte tedesca.

La politica monetaria insolitamente espansiva della Bce, ammettono i cinque saggi nel loro rapporto annuale, è stata un fattore chiave nella ripresa dell’area euro. Tuttavia, «questa non può sostenersi da sola dati i considerevoli problemi strutturali che persistono nella regione. Ci sono scarsi sforzi per le riforme e alcuni Paesi mancano della disciplina di bilancio richiesta. La politica monetaria della Bce maschera questi problemi e in misura crescente minaccia la stabilità finanziaria. Il grado di stimolo monetario non è più appropriato data la ripresa dell’economia. Di conseguenza, la Bce dovrebbe rallentare i suoi acquisti di titoli e terminarli in anticipo». L’uscita dalla politica espansiva sta diventando «sempre più difficile», sostengono i cinque economisti.

Nei giorni scorsi, Draghi ha escluso che la Bce sospenda di colpo il Qe e ha sostenuto che il consiglio non ha preso in considerazione l’ipotesi di un “tapering”, cioè la riduzione graduale dagli acquisti dagli attuali 80 miliardi di euro mensili. La maggior parte degli osservatori di mercato è convinta che a dicembre la Bce deciderà di prolungare il Qe di 6-9 mesi, probabilmente con lo stesso ammontare di acquisti, modificandone i parametri per ovviare ai problemi di scarsità di titoli da acquistare, soprattutto di Bund tedeschi.

La ripresa dell’economia dell’eurozona è in atto, seppure a ritmi modesti: lunedì scorso, il dato della crescita del terzo trimestre, pari allo 0,3%, ha confermato quella dei tre mesi precedenti, ma i risultati di diversi sondaggi relativi al mese di ottobre fanno ritenere che l’espansione possa accelerare nel quarto trimestre.

In Germania, la disoccupazione è scesa a ottobre al 6% contro il 6,1%, al minimo da 25 anni a questa parte. I saggi hanno aumentato la loro previsione per l’economia tedesca all’1,9% nel 2016 (contro l’1,6% delle stime precedenti), ma con un rallentamento all’1,3% nel 2017. L’inflazione dell’eurozona, il principale riferimento della Bce, è salita da 0,4 a 0,5%, ma resta lontanissima dall’obiettivo di avvicinarsi al 2%, ma soprattutto l’inflazione di base, depurata dei prezzi dell’energia e degli alimentari, è inchiodata da inizio anno allo 0,8 percento.

Da Deutsche Bank, l’attacco a Draghi è molto più aspro. «Dal famigerato discorso del “Whatever it takes” del 2012 – scrive Folkerts-Landau – l’eurozona è cresciuta a mala pena, ha registrato la peggiore prestazione del mercato del lavoro fra i Paesi industriali, livelli di debito insostenibili e inflazione ben al di sotto degli obiettivi».

Le ripercussioni negative degli interventi della Bce, secondo il capo economista di Deutsche Bank, stanno diventando «travolgenti»: soffocano le riforme, hanno tolto ai prezzi di mercato la loro funzione segnaletica, hanno concentrato il rischio sul bilancio delle banche centrali, non sono state positive per i risparmiatori e hanno causato una scorretta allocazione del capitale che provoca bolle.

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