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Medio Oriente. Il punto di vista arabo.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-11-03.

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Khalaf Ahmad al-Habtoor è qualcosa di più di un giornalista ed editorialista. È uomo di grande cultura e nei suoi interventi introduce sempre concetti molto interessanti. Si potrebbe anche non essere d’accordo con lui, ma l suo punto di vista dovrebbe sempre essere ponderato con grande attenzione. Quasi sempre infatti produce idee nuove, aprendo scenari prima insospettati.

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Per facilitare la lettura dell’articolo allegato premettiamo alcuni precisazioni: non tutti sono infatti tenuti a conoscere i problemi del Medio Oriente.

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«La religione in Iran è dominata dalla variante sciita duodecimana dell’Islam, la quale è religione di Stato, con una stima di fedeli che varia tra il 90% e il 95%. Dal 4% all’8% della popolazione iraniana è ritenuta invece sunnita, per la maggior parte curda e baluci. Il rimanente 2% è composto da minoranze non-musulmane, fra i quali gli zoroastriani, gli ebrei, i cristiani, i baha’i, gli yezidi, gli induisti, la cosiddetta Ahl-e Haqq (yarsan). Le minoranze religiose, sia musulmane sia non islamiche, sono ufficialmente tollerate. Tuttavia fa eccezione la religione Baha’i, la quale è stata discriminata sin quasi dalla sua nascita.

Le religioni ebraica, cristiana e zoroastriana hanno seggi riservati in parlamento, in quanto ufficialmente minoranze religiose maggiori. » [Fonte]

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«La religione ufficiale del regno arabo saudita è l’Islam sunnita, nella sua versione giuridico-teologica del Wahhabismo neo-hanbalita. Poiché solo i musulmani possono ottenere la cittadinanza saudita, la quasi totalità dei cittadini è musulmana. Accanto alla maggioranza sunnita, vi è poi una consistente minoranza sciita, concentrata nella parte orientale del Paese, sulla costa del Golfo Persico. Si stima che gli sciiti siano circa il 15% della popolazione. La composizione religiosa dei cittadini dell’Arabia Saudita non riflette quella della sua popolazione nel complesso: vi è infatti un alto numero di immigrati privi della nazionalità saudita, pari a circa un terzo della popolazione totale residente. Fra questi vi sono molti Filippini (popolazione per lo più cattolica) e Indiani (prevalentemente Indù, ma a causa delle forti limitazioni alla libertà religiosa non ci sono dati ufficiali sulla loro fede) …. La famiglia Saʿūd e quella di ʿAbd al-Wahhāb, grazie a una precisa politica matrimoniale, hanno finito per imparentarsi più volte nel corso degli anni, e ad oggi in Arabia Saudita il ministro degli Affari Religiosi è sempre un membro del famiglia Āl al-Shaykh (cioè un discendente di Muḥammad b. ʿAbd al-Wahhāb).» [Fonte]

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«Il Wahhabismo è un movimento di riforma religiosa, sviluppatosi in seno alla comunità islamica sunnita, fondato da Muḥammad ibn ʿAbd al-Wahhāb (al-ʿUyayna, Najd, 1703 – Dirʿiyya, pressi di Riyāḍ, 1792), un Arabo della tribù sedentaria dei Banū Tamīm.

Definito nelle maniere più diverse – “ortodosso”, “ultraconservatore”, “austero” – per oltre due secoli il Wahhabismo è stato il credo dominante nella Penisola Arabica e dell’attuale Arabia Saudita. Esso costituisce una forma estremamente rigida di Islam sunnita, che insiste su un’interpretazione letteralista del Corano. I wahhabiti credono che tutti coloro che non praticano l’Islam secondo le modalità da essi indicate siano pagani e nemici dell’Islam. I suoi critici affermano però che la rigidità wahhabita ha portato a un’interpretazione quanto mai erronea e distorta dell’Islam, ricordando come dalla loro linea di pensiero siano scaturiti personaggi come Osama bin Laden e i Ṭālebān. L’esplosiva crescita del Wahhabismo ha avuto inizio negli anni settanta del XX secolo, con l’insorgere di scuole (madrasa) e moschee wahhabite in tutto il mondo islamico, da Islamabad a Culver City (California)» [Fonte]

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«L’ Islam sciita (in arabo: شيعة‎, shiʿa «partito, fazione», sottinteso «di ʿAli e dei suoi discendenti») è il principale ramo minoritario dell’Islam (intorno al 15%).

Gli sciiti devono il loro nome all’espressione “shīʿat ʿAlī” (fazione di ʿAlī), sovente abbreviata semplicemente in “Shīʿa”. Hanno cominciato il loro lento cammino di differenziazione da quello che, sotto Ahmad ibn Hanbal, diventerà il Sunnismo per motivi al contempo politici e spirituali. L’occasione fu offerta dall’assassinio perpetrato dalle forze califfali omayyadi ai danni di al-Ḥusayn b. ʿAlī, figlio di ʿAlī b. Abī Ṭālib, avvenuto nel 680 a Karbalāʾ, in Iraq. In quell’occasione si pose con forza la questione-cardine dell’Imamato: se cioè ammettere che alla suprema carica islamica potesse accedere un qualsiasi credente (come era già stato il caso di Mu’awiya ibn Abi Sufyan e di suo figlio e successore Yazid ibn Mu’awiya), oppure riservare il posto di Califfo/Imam a un appartenente alla cerchia ristretta dei Compagni del Profeta e – con l’inevitabile trascorrere del tempo – riservarlo a un appartenente al lignaggio di Maometto (Ahl al-Bayt).

Un ambigramma (leggibile quindi, in identico modo, anche ruotando di 180° l’immagine) con i nomi di ʿAlī (ﻋﻠﻲ) e di Muḥammad (ﻣﺤﻤﺪ).

Gli alidi si cominciarono a differenziare dal resto della Umma, dal momento che considerarono ʿAlī unica guida (imām) legittimata a governare l’Ahl al-Bayt, mentre il resto dei musulmani ritenne che qualsiasi fedele di buona capacità religiosa, non necessariamente discendente del Profeta, anche se preferibilmente appartenente alla sua tribù – i Coreisciti -, potesse guidare a pieno titolo la Comunità islamica

Tutte queste differenziazioni, non toccando alcun punto della dogmatica islamica (non essendo articolo di fede la completezza o meno del Corano), non legittimano comunque quelle fazioni più estremiste dell’Islam sunnita wahhabita che parlano dell’Islam sciita come di un’eresia.» [Fonte]

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Per spiegarsi ancor meglio, enunceremo alcune caratteristiche dell’Islam, ma solo a memento sintetico.

– L’Islam non è dotato di una autorità riconosciuta, ancorché contestata, quale per esempio la Chiesa Cattolica, che stabilisca i canoni di fede. Fermo restando il Corano, vi è una pletora di possibilità interpretative anche molto differenti. Se è vero che le grandi correnti sono la sunnita e la sciita, sono state enumerate oltre 16,000 varietà interpretative differenti: da questo punto di vista assomigliano ai protestanti.

– Pur essendo una religione trascendete, l’Islam ha una forte componente immanente, che da taluni punti di vista potrebbe assomigliare al Calvinismo.

– L’Islam ha una grande componente politica, al punto tale che l’Ayatollah Khomeynī soleva dire che «l’Islam è politica oppure non è nulla.»

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Quando con la prima metà del secolo scorso gli europei abbandonarono il Medio Oriente dettero origine a stati i confini dei quali coincidevano con quelli dei mandati inglese e francese. Questi confini non rispettavano né la componente religiosa né quella etnica, né quella tribale: erano stati artificiali di difficilissima gestione. Fu questa una scelta forse voluta per rendere deboli i governi locali, ma comunque fu improvvida. La regione era nata strutturalmente instabile.

Tre stati si contrappongono: Iraq, Iran, Arabia Saudita. Ma sotto cova la conflittualità religiosa: sciiti contro wahhabiti.

Per essere chiari, si odiano a morte. Anche se lo fanno usualmente con lo stile tipico degli arabi.

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Khalaf Ahmad al-Habtoor si pone in questo articolo il problema dei rapporti tra arabi ed iraniani.

La sciamo al lettore il trarne le conclusioni.

 


Al Arabiya. 2016-10-31. Are Arabs losing ground to Iran?

The world’s greatest state sponsor of terrorism is pulling out all stops to ingratiate itself with Washington elites with an image makeover projecting their supposedly peaceful culture – and it is all thanks to President Barack Obama, whose deal with the devil opened a window for the first time since Iran held 66 Americans hostage for 444 days during the 1970s.
Now, billions of dollars richer and with at least three Arab states under its sway, Iran is laying-out vast sums to increase its influence with US politicians, influential decision makers and, of course, the media all under cover of “promoting friendship between the Iranian and American people,” indicates Mohammed Abdullah Mohammed in Alwasat News.
One of the main driving forces behind Iran’s dynamic lobbing efforts is the National Iranian American Council (NIAC) that seems to have used every contact in its black book to sell the US-Iranian nuclear deal to Congress.

NIAC’s founder is former Congressional staffer and author Trita Parsi, proven to be cozy with heavyweight Washington insiders as well as Iran’s Minister of Foreign Affairs Mohammed Javed Zarif.

Swedish-US national Parsi actually boasted to Al-Monitor that it was usual for US lawmakers to ask him, “Hey, how can I talk to Zarif? How can I have access to the Iranians?” Yet, he denies he is Iran’s man in Washington.

According to The Observer, the NIAC was created as “a balance between the competing Middle East lobbies” and “to derail America’s alliance with Israel, so the Shiite theocracy in Iran could infiltrate American diplomatic circles.”

An article in The American Thinker asks: “Is Iran ratcheting up influence-peddling in American universities,” where “a network of apologists for the Iranian clerical regime already exists” and a new wave is anticipated.

The writer believes there are “scouts” preparing the ground towards the pro-Iranian indoctrination of US academia and he cites an “Iranian-controlled” charity that has funded dozens of Persian Studies course in American colleges and universities.

Manipulating politicians.

Put simply, the mullahs are set on burying their dirty washing to don new clothes and are using friendship conferences, sympathetic (probably paid) journalists, American-Iranian public speakers and academics towards that effort.

«Do not imagine for a minute that Israel is the prime target of the Iranian lobby! That is a scenario designed to appeal to Arab supporters of Palestine» [Khalaf Ahmad Al Habtoor ]

Sorry to say they are being moderately successful at manipulating politicians to forget their past crimes against America and its allies using duplicitous speak to paint Iran as a benign misunderstood entity rather than one that oppresses its Sunnis and other minorities, stones women to death, hangs offenders from cranes and ignites regional sectarian turmoil.

Do not imagine for a minute that Israel is the prime target of the Iranian lobby! That is a scenario designed to appeal to Arab supporters of Palestine, whereas Iran has done nothing for the Palestinians apart from throwing the odd fistful of dollars in the way of Hamas and other resistance organizations. Iran’s main dartboard is Saudi Arabia and Gulf States, which are thwarting its regional hegemonic ambitions.

This threatening situation must be faced head on and I would strongly urge the leaders of Gulf Cooperation Council (GCC) member states to devise a counter strategy as a matter of urgency. Iranian officials and their emissaries on US soil are slandering the Arab character and re-writing history in Iran’s favor, which requires an answer.

A roadmap.

I would advise our heads of state to consult with prominent citizens to come up with a roadmap to include a task force of PR experts, writers, professors, academics and community leaders qualified to counter negative impressions about Arabs at US (and European) universities, conferences and conventions. I have numerous ideas and would appreciate being included in such discussions.

Hollywood has long given Arabs a bad rap using worn-out and insulting stereotypes in its movies. The corporate media is under numerous thumbs, which are mostly thumbs down when it comes to being positive about the Kingdom and its friends. In short, although there are Arab lobbies in existence, they are mostly small, ineffective and lacking clout where it matters.

It is time that Americans got to know who we are and what we have achieved over the centuries. It can be done. Just 30 years ago, the UAE was little more than a dot on the map that few Americans outside of the oil and gas industry had ever heard of.

We strove hard to build a modern nation and, yes, we shouted about our triumphs so loud that everyone took notice. This is what the nationals of Saudi Arabia and Gulf States must do to erase false stereotypes about Arabs, the Arab World and Islam.

I was pleasantly surprised some days ago watching a video of the legendary director and screenwriter Francis Ford Coppola speaking with passion about Islam’s beautiful core values, graciousness and mercy. I was struck by his simple, heartfelt words.

I felt Mr Coppola’s genuine love for this great faith. Where are the Arab Muslims who can reach hearts and minds to further understanding of Islam and the virtues of respect, family values and hospitality ingrained in the Arab World’s DNA? We must select the right people, good upstanding people, to represent us rather than dry career diplomats.
All citizens should be encouraged to see themselves as ambassadors for their country when traveling. I always do my best to give an accurate picture of the Emirates to everyone I come across while abroad but, as an individual, my contribution is a mere drop in the ocean.

During this very sensitive and dangerous era impacting our part of the world, Arabs need to bring the superpower on side and especially at a time when the Iranian lobby is expanding its influence and Iran is fishing for international recognition and legitimacy. If we fail to undertake this important task now, the moment will be gone forever. Remember my words.

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Khalaf Ahmad al-Habtoor is a prominent UAE businessman and public figure. He is Chairman of the Al Habtoor Group – one of the most successful conglomerates in the Gulf. Al Habtoor is renowned for his knowledge and views on international political affairs; his philanthropic activity; his efforts to promote peace; and he has long acted as an unofficial ambassador for his country abroad. Writing extensively on both local and international politics, he publishes regular articles in the media and has released a number of books. Al-Habtoor began his career as an employee of a local UAE construction firm and in 1970 established his own company, Al Habtoor Engineering. The UAE Federation, which united the seven emirates under the one flag for the first time, was founded in 1971 and this inspired him to undertake a series of innovative construction projects – all of which proved highly successful.

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