Pubblicato in: Storia e Letteratura

Lutero. Oggi è l’anniversario. Ma avete mai letto cosa scrisse?

Giuseppe Sandro Mela.

2016-10-31.

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Oggi ricorre il 499° anniversario di quando Martin Luther affisse le sue 95 tesi alla porta della Chiesa di Ognissanti a Wittenberg.

Di lì prese origine la riforma luterana e, quindi, quella protestante.

Luther è di quei personaggi che hanno impresso svolte epocali nel divenire umano.

Se non spetta certo a noi un giudizio morale, ma quello storico deve convenire che il 31 ottobre 1517 segnò l’inizio di un modo differente di concepire religione, persona umana, società in cui vive.

Lasciamo il problema religioso ai teologi: storicamente, Luther dette la stura ai principi tedeschi di iniziare un processo di autonomizzazione nei confronti dell’Impero. Processo sicuramente politico, ma altrettanto di affrancamento dalle imposte.

I principi tedeschi infatti, come peraltro tutti a quell’epoca, erano alle prese con l’enorme problema di come costituire ed organizzare i propri principati, specialmente dal punto di vista economico. Per loro la riforma luterana fu manna dal Cielo: era una bellissima motivazione per riaffermare la propria indipendenza ed incamerare tutti i beni ecclesiastici che si erano accumulati nei secoli.

Quelle che comunemente sono denominate guerre di religione, di religioso avevano poco o nulla: erano guerre di bottega, per chiamarle con il loro nome politicamente scorretto. Ma le guerre costano, ed anche molto. E di soldi non ce ne sono mai a sufficienza.

*

Né si potrebbe dimenticare ciò che successe pochi anni dopo.

Nel 1526 il Sultano Solimano I, detto il Magnifico, sconfisse nella battaglia di Mohács, gli ungheresi ed occupò una gran parte dei territori magiari. Tre anni dopo arrivò a mettere sotto assedio Vienna, subito dopo un orrendo massacro a Buda.

L’Imperatore Carlo V era tutto impegnato con la guerra contro la Francia, e dovette basarsi soltanto sulle proprie forze.

I protestanti non dettero il minimo aiuto, cosa che invece fecero massicciamente in occasione del secondo assedio di Vienna del 1683.

Per poco, la riforma protestante non aveva esitato nella conquista turca del cuore dell’Europa. La storia mondiale sarebbe cambiata radicalmente.

* * * * * * *

In questo contesto Martin Luther pubblicò nel 1543 il suo famoso libro “Degli ebrei e delle loro menzogne“.

Per chi non lo avesse razionalizzato, all’epoca in Germania gli Ebrei erano generalmente ricchi, gestivano buona parte del commercio internazionale e dei relativi servizi bancari.

La storia insegna che la ricchezza è un crimine agli occhi dei governanti.

Come capita per molti grandi uomini, il dramma di Luther è che quasi nessuno si è peritato di leggere cosa avesse scritto. È impressionante sentir parlare di lui e domandarsi di chi mai si stia parlando. Negli ultimi decenni questo libro è stato soggetto ad una massiccio tentativo di ridimensionamento a livello di birbonata fanciullesca, mentre invece è la base dell’antisemitismo dell’enclave protestante.

Proponiamo quindi al Lettore un piccolo estratto di alcuni passi di codesto pregevole libro: giudicherà quindi lui stesso cosa deve pensarne, anche se la lettura dell’intero libro sarebbe molto suggeribile.

 


da Martin Lutero, Degli Ebrei e delle loro menzogne, Einaudi, 2008, pag. 188-189, 190, 191, 192, 195, 201, 203, 213, 217-218, 221-222

 

[Gli Ebrei] ci tengono prigionieri nel nostro paese. Ci fanno lavorare, col sudore della fronte, a guadagnare denaro e proprietà per loro, e loro stanno accanto alla stufa, indolenti, flatulenti, ad arrostire pere, a mangiare, a bere, a far la vita bella e comoda con le nostre ricchezze. Ci sbeffeggiano, ci sputano addosso, perché lavoriamo, e li accettiamo come inetti signori e padroni nostri e del nostro regno. Che cosa dobbiamo avere ancora a che fare, noi cristiani, con questo popolo dannato e infame degli ebrei?

 

[Le misure da adottare] Io voglio dare il mio sincero consiglio.

 

In primo luogo bisogna dare fuoco alle loro sinagoghe o scuole; e ciò che non vuole bruciare deve essere ricoperto di terra e sepolto, in modo che nessuno possa mai più vederne un sasso o un resto. E questo lo si deve fare in onore di nostro Signore e della Cristianità, in modo che Dio veda che noi siamo cristiani e che non abbiamo tollerato né permesso – consapevolmente – queste palesi menzogne, maledizioni e ingiurie verso Suo figlio e i Suoi cristiani. Perché ciò che noi fino a ora abbiamo tollerato per ignoranza (io stesso non ne ero a conoscenza) ci verrà perdonato da Dio. Ma se noi, ora che sappiamo, dovessimo proteggere e difendere per gli ebrei una casa siffatta, nella quale essi – proprio sotto il nostro naso – mentono, ingiuriano, maledicono, coprono di sputi e di disprezzo Cristo e noi (come sopra abbiamo sentito), ebbene, sarebbe come se lo facessimo noi stessi, e molto peggio, come ben sappiamo.

 

Mosè scrive al XIII capitolo del Deuteronomio, che se una città pratica l’idolatria, bisogna distruggerla completamente col fuoco e non conservarne nulla. E se egli ora fosse in vita, sarebbe il primo a incendiare le sinagoghe e le case degli ebrei. Perché ordinò molto severamente ai capitoli IV e XII del Deuteronomio di non togliere né aggiungere niente alla sua legge. E Samuele dice al XV capitolo del I libro che non obbedire a Dio è idolatria. Ora, la dottrina degli ebrei non è altro che glosse di rabbini e idolatria della disobbedienza, cosicché Mosè è diventato del tutto sconosciuto presso di loro (come si è detto), proprio come per noi sotto il papato la Bibbia è diventata sconosciuta. E dunque anche in nome di Mosè le loro sinagoghe non possono essere tollerate, perché diffamano loro tanto quanto noi, e non è necessario che essi abbiano per una simile idolatria le loro proprie, libere chiese.

 

Secondo: bisogna allo stesso modo distruggere e smantellare anche le loro case, perché essi vi praticano le stesse cose che fanno nelle loro sinagoghe. Perciò li si metta sotto una tettoia o una stalla, come gli zingari, perché sappiano che non sono signori nel nostro Paese, come invece si vantano di essere, ma sono in esilio e prigionieri, come essi dicono incessantemente davanti a Dio strillando e lamentandosi di noi.

 

Terzo: bisogna portare via a loro tutti i libri di preghiere e i testi talmudici, nei quali vengono insegnate siffatte idolatrie, menzogne, maledizioni e bestemmie.

 

Quarto: bisogna proibire ai loro rabbini – pena la morte – di continuare a insegnare, perché essi hanno perduto il diritto di esercitare questo ufficio, in quanto tengono prigionieri i poveri ebrei per mezzo del passo di Mosè, al XVII capitolo del Deuteronomio, nel quale egli ordina a quelli di obbedire ai loro maestri, pena la perdita del corpo e dell’anima; mentre invece Mosè aggiunge con chiarezza: in «ciò che ti insegnano secondo la legge del Signore». […]

 

Quinto: bisogna abolire completamente per gli ebrei il salvacondotto per le strade, perché essi non hanno niente da fare in campagna, visto che non sono né signori, né funzionari, né mercanti, o simili. Essi devono rimanere a casa. […]

 

Sesto: bisogna proibire loro l’usura, confiscare tutto ciò che possiedono in contante e in gioielli d’argento e d’oro, e tenerlo da parte in custodia. E il motivo è questo: tutto quello che hanno (come sopra si è detto), lo hanno rubato e rapinato a noi attraverso l’usura, perché, diversamente, non hanno altri mezzi di sostentamento. […]

 

Settimo: a ebrei ed ebree giovani e forti, si diano in mano trebbia, ascia, zappa, vanga, canocchia, fuso, in modo che si guadagnino il loro pane col sudore della fronte, come fu imposto ai figli di Adamo, al III capitolo della Genesi. Perché non è giusto che essi vogliano far lavorare noi, maledetti goijm, nel sudore della nostra fronte, e che essi, la santa gente, vogliano consumare pigre giornate dietro la stufa, a ingrassare e scorreggiare, vantandosi per questo in modo blasfemo di essere signori dei cristiani, grazie al nostro sudore. A loro bisognerebbe invece scacciare l’osso marcio da furfanti dalla schiena! […]

 

Se però i signori non vogliono costringerli e non vogliono porre rimedio a questa loro diabolica ribellione, allora vengano espulsi dal Paese, come si è detto, e si dica loro di tornare alla loro terra e ai loro beni, a Gerusalemme, dove possono mentire, maledire, bestemmiare, deridere, uccidere, rubare, rapinare, praticare l’usura, dileggiare e compiere tutti questi empi abominî come fanno qui da noi […]

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