Pubblicato in: Banche Centrali, Criminalità Organizzata, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Le Landsbank dell’Spd hanno già dilapidato 123 mld. Ora sono in agonia.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-10-22.

 breughel-il-vecchio-1562-la-caduta-degli-angeli-ribelli

 

Gli allegati ed i link fanno parte integrante dell’articolo, che risulterebbe essere incomprensibile senza averli letti accuratamente. Li si compiti.



Il sistema delle Landsbank, banche a partecipazione statale (Land, in Germania), sta per entrare in fase preagonica.

Il partito socialdemocratico ne è il Gran Siniscalco, mentre Linke e Grüne fungono da balivi. Questo sistema è così malato che queste tre forze politiche stanno cercando di fondersi per mantenere il privilegio acquisito.

Le 5 Landesbank più esposte hanno prestiti al solo settore dello shipping per il 350% del loro Tie1 ed hanno già goduto di 123 miliardi di sovvenzioni dirette, altrettanti di sovvenzioni indirette. Ma la malagestione politica è diventata un pozzo senza fondo.

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Bremer Landesbank kaputt. Fine della pappatoria.

Germania. Bremerhaven. Energiewende bloccato dal Tribunale.

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Bremer Landesbank pubblica, molto correttamente, i propri bilanci.

Reports and financial statements (2015) (1,78 MB)

Reports and financial statements (2014) (2,75 MB)

Reports and financial statements (2013) (937,05 KB)

Reports and financial statements (2012) (687,36 KB)

Reports and financial statements (2011) (1,11 MB)

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Consolidated Financial Statements and Group Management Report (2015) (2,72 MB)

Consolidated Financial Statements and Group Management Report (2014) (3,51 MB)

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Interim Financial Report (2015) (2,59 MB)

Interim Financial Report (2014) (606,97 KB)

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La Bremer Landsbank è insolvente. Presidente, cda e tutta la sua dirigenza sono socialdemocratici granitici: se la sono pappata in modo sistematico, peggio delle cavallette. Fino alla insolvenza.

Ma al capitale della Bremer concorre la Norddeutsche Landesbank – Girozentrale – oder, in sigla Nord/LB, altra banca colonizzata dalla socialdemocrazia tedesca: e molti politici stanno premendo perché questa acquisisca la Bremer.

Nord/LB è una Landesbank tedesca con sede ad Hannover, Braunschweig e Magdeburg. Essa è anche la “Girozentrale” per le casse di risparmio in Niedersachse (Bassa Sassonia), Sassonia-Anhalt e Mecklenburg-Vorpommern (Meclemburgo-Pomerania).

La Nord / LB è attiva nel settore delle energie rinnovabili – khanato dell’Spd, delle  infrastrutture e immobiliare, soprattutto nel finanziamento di navi, aeromobili. Tutti settori di appannaggio dell’Spd, che ci si guadagna da vivere, diciamo, più che dignitosamente. Tanto, paga il Contribuente. Per inciso. Ma cosa mai sarebbe la Germania senza la socialdemocrazia?

Crollando le Landesbank crollerebbe

tutto il settore energetico tedesco.

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A ciò si aggiunga che le proiezioni elettorali a Brema sono tutto fuorché favorevoli ai socialdemocratici, che i sondaggi danno più che dimezzati: fuori quindi dal governo e fuori dai consigli di amministrazione.

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«L’insieme delle banche tedesche vanta un’esposizione di 81 miliardi di prestiti a un’industria pesantemente indebitata»

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«E di questi 81 miliardi ben 64 miliardi sono appannaggio di sole 5 grandi Landesbank che rischiano di vedere profonde svalutazioni dei crediti inesigibili dello shipping che eroderanno la già bassa redditività e rischiano di azzerare in alcuni casi il patrimonio»

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«Le 5 Landesbank più esposte hanno prestiti al solo settore dello shipping per il 350% del loro Tie1 (il capitale di base).»

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«La sola Dvb Bank ha concesso prestiti all’industria dei container via mare per 14,2 miliardi a fronte di un capitale di base di solo 1,1 miliardi»

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«La Bremer Landesbank vanta un rapporto di ben 4,7 volte il suo capitale (esposizione per 6,9 miliardi con un Tier1 di 1,5 miliardi).»

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«La Hsh, che ha già trasferito nella prima metà del 2016 ben 5 miliardi di sofferenze nello shipping a un veicolo speciale fuori bilancio, ha comunque ancora 23,9 miliardi di prestiti verso il settore con un capitale di soli 6,1 miliardi»

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Quando i Contribuenti europei si renderanno finalmente conto che l’impero economico socialdemocratico sta crollando trascinandoli alla rovina sarà troppo tardi.

Come se i debiti degli stati sovrani non fossero già sufficientemente pesanti.

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Nota.

Nel 1929 nella sola piccola città di Genova, 300,000 abitanti al quel tempo, l’Auxiulim distribuiva 80,000 razioni di minestrone ogni giorno. Quando i nostri concittadini saranno in coda con il secchiello in mano per farsi regalare la carità di una zuppa per sfamarsi, non imprechino la cattiva sorte o gli gnomi di Zurigo: maledicano sé stessi, la propria dabbenaggine, quando avevano creduto ai falsi profeti socialisti, propalando le loro nefandezze.

E si cerchi anche di capire che se crollasse la Germania, crollerebbe tutta l’intera Unione Europea. La politica e l’economia si fanno con il cervello non con i sentimenti.


Sole 24 Ore. 2016-10-19. La «tempesta marittima» rischia di affondare le Landesbank tedesche

C’è una tempesta che rischia di abbattersi con fragore sulle Landesbank tedesche. La pesante crisi mondiale dell’industria dei trasporti marittimi, fiaccata dalla sovracapacità e dalla guerra al ribasso dei prezzi, può avere pesanti ricadute sul sistema bancario tedesco, il più esposto a livello mondiale sui crediti allo shipping.

L’insieme delle banche tedesche vanta un’esposizione di 81 miliardi di prestiti a un’industria pesantemente indebitata. E di questi 81 miliardi ben 64 miliardi sono appannaggio di sole 5 grandi Landesbank che rischiano di vedere profonde svalutazioni dei crediti inesigibili dello shipping che eroderanno la già bassa redditività e rischiano di azzerare in alcuni casi il patrimonio. Nell’era del bail in questa evenienza rischia di essere un nuovo grande guaio per la cancelliera Merkel già alle prese con la crisi di Deutsche Bank. L’allarme sull’ondata di nuove perdite in arrivo per le 5 grandi banche regionali tedesche l’ha lanciato nei giorni scorsi l’agenzia di rating Moody’s. In un report ha messo in fila le situazioni più critiche quanto a volumi record di esposizioni.

I numeri snocciolati dagli analisti dell’agenzia di rating sono inquietanti. Le 5 Landesbank più esposte hanno prestiti al solo settore dello shipping per il 350% del loro Tie1 (il capitale di base). Con punte da far venire i brividi. La sola Dvb Bank ha concesso prestiti all’industria dei container via mare per 14,2 miliardi a fronte di un capitale di base di solo 1,1 miliardi: l’esposizione inquesto caso è addirittura di 12,4 volte il suo patrimonio. La Bremer Landesbank vanta un rapporto di ben 4,7 volte il suo capitale (esposizione per 6,9 miliardi con un Tier1 di 1,5 miliardi). La Hsh, che ha già trasferito nella prima metà del 2016 ben 5 miliardi di sofferenze nello shipping a un veicolo speciale fuori bilancio, ha comunque ancora 23,9 miliardi di prestiti verso il settore con un capitale di soli 6,1 miliardi. Valori più “fisiologici” si riscontrano per Kfw Ipex (i crediti al settore dei trasporti navali valgono 2,7 volte il patrimonio) e la NordDeutsche Landesbank Girozentral (2,3 volte il capitale). Come si vede l’esposizione è gigantesca su un settore quello dello shipping che ha da poco visto il fallimento della prima compagnia coreana e settima a livello mondiale, la HanJin, che è crollata sotto il peso di una montagna di debiti che non era in grado di ripagare. Quei prestiti si trasformano così in sofferenze per le banche creditrici che a loro volta dovranno fare svalutazioni nei loro bilanci.

È questo lo scenario cupo che attende al varco le 5 landes tedesche che hanno finanziato oltremisura il settore. E i segnali delle difficoltà sono già emersi. Sempre Moody’s stima che per le 5 banche regionali sotto osservazione il tasso medio delle sofferenze sullo shipping sia del 30%. Sui quei 64 miliardi di volumi di prestiti concessi dalle 5 banche quasi 20 miliardi sarebbero quindi a rischio di non rientro. Se dovesse accadere si prospettano guai seri sul capitale per queste banche. Si dovrebbe a questo punto ricapitalizzare sotto la morsa del bail in. Del resto che l’esposizione al settore dei trasporti via mare fosse il Tallone d’Achille del sistema delle grandi banche regionali del Nord della Germania era noto da tempo. La stessa Hsh ancora esposta come si è visto per 23,9 miliardi ha già beneficiato in passato di una serie di misure di salvataggio pubblico, tra cui una ricapitalizzazione di 3 miliardi di euro, una garanzia di rischio di 10 miliardi di euro concessa dai Länder di Amburgo e dello Schleswig-Holstein e una garanzia di liquidità di 17 miliardi di euro. È bastato allora, domani potrebbe non essere più sufficiente.

 


Sole 24 Ore. 2016-07-09. Bremer Landesbank a rischio default: anche la Germania alla prova del bail-in

Il disastro dei prestiti all’attività marittima rischia di portare all’insolvenza Bremer Landesbank e di mettere alla prova l’intransigenza del Governo tedesco sulle deroghe alla disciplina europea sul bail-in.

La situazione delle banca, che fino a qualche settimana fa sembrava dovesse essere salvata dalla sua casa madre, un’altra delle Landesbanken, le banche controllate dalle regioni, la Nord LB (che ha una quota nella Bremer del 54%), si è aggravata dopo che due dei Governi regionali azionisti, la Bassa Sassonia e la città-stato di Brema, si sono mostrati riluttanti a iniettare nuovo capitale.

I problemi dello shipping, che la vigilanza della Banca centrale europea ha messo quest’anno nel mirino, si stanno rivelando pesanti per il sistema bancario tedesco: sono stati fra le cause delle difficoltà di Commerzbank, che ha ricevuto due salvataggi pubblici negli anni scorsi, e di diverse Landesbanken, fra cui Hsh, la banca di Amburgo e dello Schleswig-Holstein, che ha a sua volta ricevuto a più riprese fondi dalle regioni controllanti. Nei giorni scorsi è emerso che Deutsche Bank ha ceduto parte del suo portafoglio di prestiti all’attività marittima per un valore di circa 1 miliardo di euro, su un’esposizione totale al settore di 5-6 miliardi, secondo l’agenzia Reuters.

La gravità del caso Bremer è esplosa questa settimana quando le obbligazioni convertibili (CoCo) della banca hanno perso oltre il 25% del loro valore nella sola giornata di giovedì, a fronte dell’indisponibilità dei soci pubblici a partecipare a un apporto di capitale. La Bremer Landesbank aveva già annunciato di voler svalutare il portafoglio dei prestiti allo shipping (un settore colpito dal rallentamento del commercio internazionale) per 400 milioni di euro circa e che andava incontro, per l’intero anno, a una perdita di alcune centinaia di milioni di euro.

La Bremer aveva a fine 2015 un attivo di bilancio di circa 29 miliardi di euro. È una delle più piccole Landesbanken, una categoria di istituzioni finanziarie che viene da decenni di disastri e che tradizionalmente è sempre stata coinvolta in tutti i crac finanziari internazionali, compreso quello dei mutui subprime negli Stati Uniti.

La situazione della Bremer è cambiata nell’ultimo mese, dopo che dalla Nord LB avevano fatto sapere che gli azionisti erano pronti alla ricapitalizzazione entro l’anno, quando è emersa la riluttanza dei soci pubblici, in particolare della regione della Bassa Sassonia. Il presidente del Land, Stephen Weill, ha detto che si farà di tutto per salvare la banca, ma che “il vecchio metodo” di iniettare capitali pubblici potrebbe non funzionare. Nel frattempo, sono infatti entrate in vigore le nuove regole europee che prevedono il bail-in di azionisti e obbligazionisti prima di ogni intervento pubblico.

“Il Governo di Berlino, che è stato finora il più intransigente nel chiedere l’applicazione del bail-in si trova ora davanti al dilemma di capovolgere la propria posizione o lasciar fallire la Bremer Landesbank”

Il Governo di Berlino, che è stato finora il più intransigente nel chiedere l’applicazione del bail-in alle banche italiane si trova ora davanti al dilemma di capovolgere la propria posizione e dover accettare la soluzione dell’intervento del capitale pubblico, in Italia come a Brema, o lasciar fallire la Bremer Landesbank.

Dato che si tratta di un istituto relativamente piccolo, non è detto che alla fine Berlino non opti per questa seconda soluzione pur di salvare in principio. L’esperienza degli ultimi anni insegna però che il Governo tedesco è stato sempre prodigo di aiuti nei confronti dei propri istituti di credito, soprattutto quelli a capitale pubblico o semi-pubblico, che hanno forti legami con la politica locale e nazionale.

Lo scoppio del caso Bremer proprio ora tuttavia complica la narrativa di Berlino che finora aveva cercato di dipingere la crisi bancaria in Europa come una vicenda tutta italiana.

 


Sole 24 Ore. 2016-07-09. Quei 123 miliardi di aiuti alle Landesbank

Le cinque maggiori Landesbanken tedesche (compresa la WestLb, che nel frattempo è stata smantellata, perché non ha retto alle intemperie) hanno ricevuto nel dopo-Lehman aiuti di Stato per la bellezza di 123 miliardi. Per fare un paragone – non troppo scientifico – è come se questa cifra fosse stata stanziata dall’Italia per aiutare una banca come UniCredit, il cui totale dell’attivo è di ammontare analogo all’insieme delle prime cinque Landesbanken di oggi. Eppure i problemi per il comparto non sono ancora finiti.

Non è bastato il deleverage del settore (la leva finanziaria si è dimezzata a 20 volte rispetto al 2007), il rifocalizzarsi sul core business domestico, con la cessione di partecipazioni non core e la chiusura di uffici all’estero, la cessione di sportelli, il ridimensionamento dell’attività nelle valute, la riduzione dei rischi di rifinanziamento, la minor dipendenza dal mercato wholesale. Non sono bastati 123 miliardi di aiuti pubblici a mettere in assoluta sicurezza il comparto delle Landesbanken, che ora, senza più la stampella di Stato, dovrà dimostrare di essere in grado di restare in piedi da solo.

Le Landesbnaken, pubbliche perchè fanno capo agli Stati (o alle città-Stato) della Repubblica federale di Germania, non hanno infatti ancora risolto tutti i loro problemi. Come dimostra il fatto che la HSH-Nordbank di Amburgo, particolarmente esposta sullo shipping (3 miliardi di accantonamenti ancora nel 2015 solo per le sofferenze in questo settore), ha sforato i tempi regolamentari, finendo ai supplementari con un salvataggio approvato dalla Ue solo nel maggio scorso.

E come dimostra il caso della Bremer Landesbank, anch’essa fortemente esposta verso il settore delle spedizioni navali (400 milioni di euro di svalutazioni a riguardo appena annunciate), che è finita alle corde in questi giorni, alle prese con un dilemma apparentemente irrisolvibile per cercare di evitare il bail-in, che sarebbe il primo caso per la rigorista Germania in cui a fare le spese del dissesto di una banca, oltre agli azionisti, dovrebbero essere gli obbligazionisti e, se non basta, anche i depositanti. L’istituto di Brema fa capo per il 45% alla città-Stato e per il 55% alla Norddeutsche Landesbank. Il soccorso pubblico, con il bail-in ormai entrato in vigore, appunto non è più possibile, ma se la NordLb rilevasse la quota di Brema o incorporasse la Landesbank che già controlla, come si è effettivamente ipotizzato, la Germania rischierebbe comunque la procedura d’infrazione per aiuti di Stato.

Per il Fondo monetario internazionale, nonostante gli indubbi sforzi di ristrutturazione che hanno interessato il comparto, le Landesbanken sono ancora uno dei punti deboli del sistema bancario tedesco. Nello stesso rapporto di fine giugno, nel quale l’Fmi identificava in Deutsche Bank il massimo contributore ai rischi sistemici a livello globale, si concede che le Landesbanken in generale sono più efficienti di un tempo, ma i modelli di business dei singoli istituti «sono ancora in evoluzione e non sono stati ancora pienamente testati e la redditività continua a essere bassa anche quando aggiustata per il rischio». Così – pronostica il report – è probabile che alcune Landesbank richiederanno un ulteriore ridimensionamento, dovranno aprire il capitale ai privati e riformare ulteriormente le strutture di governance.

Le Landesbanken indipendenti attualmente sono sette (nell’ordine per totale dell’attivo): la Landesbank Baden-Württemberg, la Bayerische Landesbank, la Norddeutsche Landesbank, l’Helaba, l’HSH Nordbank, e le piu piccole BremerLb e SaarLb. Dai dati aggregati di R&s-Mediobanca, che riguardano le prime cinque (delle quali solo Helaba non ha ricevuto aiuti) e che sono aggiornati ai bilanci 2015, emerge l’elevata dipendenza dal margine d’interesse, che rappresenta il 79,8% del totale dei ricavi. Un rischio, secondo le considerazioni dell’Fmi, perchè rende il loro modello di business vulnerabile al contesto di bassi tassi, che in Germania è particolarmente accentuato. Oltretutto le banche tedesche non hanno voluto o non hanno potuto applicare tassi negativi sulla raccolta per il timore di una fuga dai depositi.

Altro punto debole è il tasso di copertura dei crediti deteriorati, pari ad appena il 32% nel 2015 contro, per esempio, il 45% delle prime cinque banche italiane (UniCredit, Intesa-SanPaolo, Banco Popolare, Mps e Ubi) che pure fanno parte di un sistema messo in croce dal mercato per il problema delle sofferenze.

Pur sotto tutela pubblica a partire già dal 2008, le prime cinque Landesbanken dell’aggregato di R&S hanno cumulato negli ultimi nove anni 7,7 miliardi di perdite nette (saldo complessivo di tutti i risultati d’esercizio). È pur vero che nel 2015 hanno prodotto un risultato positivo per quasi 2 miliardi (1.986 milioni per la precisione), ma questo non è molto di più rispetto ai 1.328 milioni del 2007, l’ultimo anno di quiete prima della tempesta finanziaria), se si considera che nel frattempo il sistema è stato puntellato da 123 miliardi di soldi pubblici.

E dire che una volta alle Landesbanken bastava la parola per ottenere, senza troppe discussioni, il benestare della Ue al soccorso pubblico. Nel 2009, l’istituto di categoria del Baden Württemberg ha ricevuto l’ok da Bruxelles – come orgogliosamente rilevato in bilancio dagli amministratori – «senza un’indagine approfondita» da parte della Ue, ma solo sulla base del piano di ristrutturazione presentato.

 


Sole 24 Ore. 2016-08-24. Brema perde il controllo della «sua» banca

Per Bremer Landesbank, banca pubblica della città-stato di Brema, si profila l’assorbimento nella capogruppo, NordLb, un’altra banca regionale già azionista di maggioranza di Bremer Landesbank con il 54,8% del capitale. I negoziati sarebbero ormai focalizzati soltanto sulla questione del prezzo e il passaggio in toto a NordLb, con la vendita della quota del 41,2% in mano alla città di Brema (un altro 3,97% è dell’associazione delle casse di risparmio della Bassa Sassonia), sarebbe l’unica opzione ancora aperta. La commissione finanza e bilancio della città-stato di Brema sarebbe stata informata della decisione venerdì scorso e una decisione finale è prevista per metà della settimana prossima (mercoledì sono in programma riunioni del consiglio di sorveglianza e del board di Bremer Landesbank).

Sarebbe sparita dal tavolo dei negoziati l’altra opzione, secondo cui la città di Brema avrebbe apportato la sua quota in Bremer Landesbank a NordLb in cambio di una partecipazione marginale e di un posto nel consiglio di sorveglianza della capogruppo.

Con la soluzione che si profila all’orizzonte il Land di Brema perde qualsiasi possibilità di influire sulle attività e, cosa ancora più importante, sui livelli occupazionali in Bremer Landesbank. Il caso ha una dimensione politica, in quanto la coalizione al Governo nel Land, formata da socialdemocratici e Verdi, ha combattuto per mesi per mantenere l’indipendenza della banca.

«Per la banca si tratta della soluzione più brutale» , ha commentato l’economista Rudolf Hickel, ma «la cosa non mi sorprende» anche perché le altre soluzioni, lo scambio con una piccola quota in NordLb o il salvataggio da parte della città si scontravano la prima con difficoltà statutarie che avevano già causato critiche da altri Laender e la seconda con i divieti europei. Ora Bremer Landesbank «non avrà più alcuna autonomia e diventerà una specie di filiale di NordLb», dice Hickel. Bremer Landesbanken è da tempo in pesantissime difficoltà a causa della maxi-esposizione nel settore dello shipping e dei conseguenti accantonamenti (400 milioni solo quest’anno) che hanno finito per erodere il capitale e che porteranno a una perdita nell’esercizio 2016.

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