Pubblicato in: Medio Oriente

Putin il Grande. Base navale permanente a Tartus.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-10-14.

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«Russia intends to establish a permanent naval base on the site of an existing facility it leases at the Syrian port of Tartus»

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«the latest sign that Moscow wants to expand its military footprint in Syria»

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«Moscow last week deployed S-300 surface-to air missiles to Tartus.»

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«We will have a permanent naval base at Tartus»

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«By doing this Russia is not only increasing its military potential in Syria but in the entire Middle East and in the Mediterranean region as a whole»

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La Russia aveva già trovato in Tartus un punto di appoggio per la propria flotta. La sua trasformazione in base aeronavale permanente implicherebbe sicuramente lavori imponenti, quali il drenaggio dei fondali così da potervi fare accedere anche navi da guerra di stazza elevata, nonché allestire una cantiere di carenaggio, manutenzioni e riparazioni.

Nel caso, oltre agli S-300 già presenti, sarebbe verosimile che l’armamento fosse ampliato agli S-400 ed ai sistemi Iskander-M, o analoghi. Questa base diverrebbe molto difficilmente attaccabile, almeno con mezzi convenzionali. Sarebbe inoltre dotata di una potenza di fuoco del tutto non trascurabile, anche tenendo conto delle armi navali in suo appoggio. Gran parte del Medio Oriente rientrerebbe nel raggio operativo russo.

La presenza russa nell’intero scacchiere mediorientale ne risulterebbe aumentata in modo significativo e con grandi implicazioni strategiche. Il Mare Mediterraneo cesserebbe di essere un lago della Nato, allontanando in questa maniera dal versante meridionale la possibilità avversaria di colpire il territorio russo con armi di corta e media gittata. Fatto questo non da poco, perché risulterebbero così aumentati i tempi concessi per individuare e reagire ad un eventuale attacco in questo settore. È infatti del tutto verosimile che la nato disponga anche essa di missili ipersonici.

Ma se la situazioni militare è di sicuro interesse, ben maggiore sarebbe l’evoluzione geopolitica nella zona. La Russia entrerebbe in modo permanente nel fronte mediorientale e questa presenza diventerebbe fatto ineludibile nel corso di ogni possibile trattativa internazionale.

Si dovrebbe terminare questa notizia rammentando come la politica sia l’arte del possibile, della mediazione, del porre le basi per giungere ad accordi. Una politica di ricerca sistematica dello scontro, della contrapposizione, porta inevitabilmente all’uso delle armi. La politica è l’antitesi di questi particolari dogmatismi identificati come “ideologie“: sono utopie. Si potrebbe anche avere la superficiale impressione che possano essere realizzate, ma alla fine resta solo la Realpolitik.


Al Arabiya. 2016-10-1. Russia to create permanent naval base in Syria

Russia intends to establish a permanent naval base on the site of an existing facility it leases at the Syrian port of Tartus, Russian Deputy Defence Minister Nikolai Pankov said on Monday, Russian news agencies reported.

Pankov’s statement is the latest sign that Moscow wants to expand its military footprint in Syria where it has been helping President Bashar al-Assad fight rebels since 2015. Moscow last week deployed S-300 surface-to air missiles to Tartus.

“We will have a permanent naval base at Tartus,” Pankov told Russian senators. “The necessary documents are already prepared and are in the process of being approved by different agencies. We hope we can ask you to ratify these documents soon.”

Senator Igor Morozov told the RIA news agency that the decision would allow Russia to operate more ships in the Mediterranean as they would have an enhanced facility at which they could refuel and resupply.

“By doing this Russia is not only increasing its military potential in Syria but in the entire Middle East and in the Mediterranean region as a whole,” said Morozov.

Russia already has a permanent air base at Hmeymim in Syria’s Latakia province from which it launches air strikes against anti-Assad rebels.

Moscow inherited a Soviet-era naval facility at Tartus when the Soviet Union collapsed in 1991, the Russian navy’s sole foothold in the Mediterranean. Despite some modernization, it is currently fairly modest and unable to accommodate larger warships.

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