Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Persona Umana, Sistemi Economici, Sistemi Politici

Emigrazione dall’Italia. 107,529 nel solo 2015.

Giuseppe Sandro Mela.

2016-10-07.

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La Fondazione Migrantes ha rilasciato il Report CS n. 38/2016, unitamente alla Sintesi RIM2016 ed al Rapporto Italiani nel Mondo 2016. La lettura di questi report è fondamentale per comprendere quanto esposto nell’articolo.

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«La mobilità e una risorsa, ma diventa dannosa se e a senso unico, quando cioè è una emorragia di talento e competenza da un unico posto e non e corrisposta da una forza di attrazione che spinge al rientro»

Questo è il concetto principale, quello che si stenta a comprendere. Se si potrebbe anche essere orgogliosi che gli italiani siano ben valutati all’estero, si rimane invece affranti che l’Italia non attragga nessun intelletto o forza lavoro qualificata straniera. È una “emorragia” letale. Pensare di poter sostituire un Rubbia, premio Nobel per la fisica, con Abdullah, galantuomo sicuramente, ma senza istruzione alcuna e senza preparazione professionale alcuna, è idea semplicemente folle oppure in cattiva fede. 

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«Da gennaio a dicembre 2015, hanno trasferito la loro residenza all’estero per espatrio 107,529»

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Il dramma italiano è racchiuso in poche cifre, ma altamente significative.

A tutto il 2015 risultano iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) 4,811,163 i cittadini ossia circa l’otto per cento della popolazione autoctona totale italiana.

«Sono 47,998 gli studenti universitari italiani iscritti negli atenei stranieri nel 2013.» Di questi, solo 4,224 erano negli Stati Uniti.

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Gli italiani fuggono da una Patria matrigna che non da loro lavoro né li lascia lavorare, tormentandoli con tasse e burocrazia.

A fronte di questo esodo biblico, un dato spicca sinistro.

Le persone più intelligenti e motivate, con gran voglia di fare, emigrano per studiare all’estero: sono 47,998.

Tra i molti motivi di questa emigrazione ne enucleiamo alcuni.

– Le nostre università sono un immane gerontocomio ove l’ingresso e la progressione di carriera avviene su base di tessera di partito, meriti di alcova, ed appartenenza a clan non molto dissimili da quelli malavitosi. Se vi fosse spazio, anche minimo, per il merito, la gente non scapperebbe a studiare all’estero. Se vi fosse meritocrazia, verrebbero dall’estero in Italia, cosa che non è. I numeri sono implacabili.

– Le retribuzioni sono appiattite verso il basso, i premi di produttività burlette farsesche elargite o a pioggia oppure ai pochi intimi, che quasi invariabilmente sono yes-sir-person.

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L’eccellenza fugge all’estero, a gambe levate.

E non ne vuole sapere di ritornare.

Un esempio?

Un professore associato a tempo determinato in classe triennale 13, fine carriera, percepisce 73,721.80 euro lordi.

Un professore ordinario a tempo determinato in classe triennale 13, fine carriera, percepisce 98,162.11 euro lordi.

La classe triennale 13 è quasi irraggiungibile: sarebbe necessario essere nati professori ordinari. In termini medi, lo stipendio lordo si aggira ad un po’ più di 80,000 euro l’anno.

Sempre in termini medi, un professore universitario tedesco percepisce a fine carriera circa 250,000 euro l’anno, mentre uno di Shangai arriva tranquillamente ai 500,000 Usd.

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Ma questo è ancora il meno.

A Shangai non esiste quasi burocrazia e quella tedesca è minimale a confronto di quella nostra e, mirabile a dirsi, funziona benissimo.

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Qui, se non si faranno, e con grande fretta, delle profonde riforme strutturali, deburocratizzazione e detassazione, alla fine rimarranno solo gli ignoranti imbelli, un clone di pecoroni da tosa.

Da ultimo, ma non per ultimo, ribadiamo con forza che l’idea di rimpiazzare un Natta oppure un Fermi con un beduino oppure con un marocchino è, a Vostra scelta, o la più imbecille oppure la più perversa si possa concepire.

 


«Migrantes: Ormai quasi 5milioni gli italiani all’estero.

Circa 110mila nell’ultimo anno

Non emigrati ma viaggiatori: tra di loro anche i “nuovi italiani”

Dal 2006 al 2016 la mobilità italiana è aumentata del 54,9% passando da poco più di 3 milioni di iscritti all’AIRE a oltre 4,8 milioni.

Al 1° gennaio del 2016 sono 4.811.163 i cittadini italiani residenti all’estero iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE). L’aumento, in valore assoluto, rispetto al 2015 è di 174.516 iscrizioni (+3,8% di crescita). La maggior parte delle iscrizioni sono per espatrio (oltre 2,5 milioni) e per nascita (1.888.223).

Pur restando indiscutibilmente primaria l’origine meridionale dei flussi, si sta progressivamente as-sistendo a un abbassamento dei valori percentuali del Sud a favore di quelli del Nord del Paese. Ciò consegue dal fatto che, negli ultimi anni, pur restando la Sicilia con 730.189 residenti la prima regione di origine degli italiani residenti all’estero seguita dalla Campania, dal Lazio e dalla Calabria, il confronto tra i dati degli ultimi anni, pone in evidenza una marcata dinamicità delle regioni set-tentrionali, in particolare della Lombardia e del Veneto.

Da gennaio a dicembre 2015, hanno trasferito la loro residenza all’estero per espatrio 107.529. Rispetto all’anno precedente si registrano 6.232 partenze in più (+6,2% di crescita). Il 69,2% (quasi 75 mila italiani) si è trasferito nel Vecchio Continente: l’Europa, quindi, si conferma essere l’area continentale maggiormente presa in considerazione dai trasferimenti degli italiani che vanno oltre confine.

La Lombardia, con 20.088 partenze, è la prima regione in valore assoluto seguita dal Veneto (10.374), dalla Sicilia (9.823), dal Lazio (8.436), dal Piemonte (8.199) e dall’Emilia Romagna (7.644).

La Germania (16.568) è stata, lungo il corso del 2015, la meta preferita dagli italiani andati oltre-confine: a seguire, con una minima differenza, il Regno Unito (16.503) e poi, più distaccate la Sviz-zera (11.441) e la Francia (10.728).

Su 107.529 espatriati nell’anno 2015, i maschi sono oltre 60 mila (56,1%). L’analisi per classi di età mostra che la fascia 18-34 anni e la più rappresentativa (36,7%) seguita dai 35-49 anni (25,8%). I minori sono il 20,7% (di cui 13.807 mila hanno meno di 10 anni) mentre il 6,2% ha più di 65 anni (di questi 637 hanno più di 85 anni e 1.999 sono tra i 75 e gli 84 anni).»

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«Lo ripetiamo da diversi anni ormai: la mobilita e una risorsa, ma diventa dannosa se e a senso unico, quando cioè è una emorragia di talento e competenza da un unico posto e non e corrisposta da una forza di attrazione che spinge al rientro. Solo con il giusto equilibrio tra partenze e rientri avviene la circolazione, che e l’espressione migliore della mobilita in quanto sottende tutte le positività che derivano da un’esperienza in un luogo altro e dal contatto con un mondo diverso»

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«Questa premessa è fondamentale per sottolineare il grave problema dell’Italia di oggi, il cosiddetto brain exchange, cioè la non capacità non solo e non tanto di trattenere ma di attrarre dei talenti, un flusso che deve essere bidirezionale, quindi, tra il paese di partenza e quello di arrivo e che riesca nel tempo a soddisfare ma soprattutto ad esaltare le capacità dei soggetti coinvolti. Solo attraverso questa strada di valorizzazione continua e bidirezionale è possibile passare dal brain exchange al brain circulation evitando il depauperamento dei giovani e più preparati di alcuni paesi a favore di altri – cosa sempre più spesso denunciata in Italia – e spingendo alla realizzazione della migrazione come effettivo e concreto fattore di sviluppo sociale ed economico, tema tanto caro ai padri fondatori dell’Unione Europa.»

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«Dal 2006 al 2016 la mobilità italiana è aumentata del 54,9% passando da poco più di 3 milioni di iscritti a oltre 4,8 milioni.

Un incremento che, in valore assoluto, ha riguardato tutti i continenti e tutti gli Stati soprattutto quelli che, nel mondo, accolgono le comunità più numerose di italiani come l’Argentina, la Germania e la Svizzera. Tuttavia le variazioni più

significative degli ultimi 11 anni hanno riguardato la Spagna (+155,2%) e il Brasile (+151,2%).

Da gennaio a dicembre 2015 le iscrizioni all’AIRE sono state 189.699. Di queste oltre la metà il 56,7% sono avvenute per solo espatrio. In altri termini, nell’ultimo anno, 107.529 italiani hanno lasciato il Paese alla volta dell’estero. Rispetto al 2015 si registrano 6.232 partenze in più. Il 69,2% (quasi 75 mila italiani) si è trasferito nel Vecchio Continente: l’Europa, quindi, si conferma essere l’area continentale maggiormente presa in considerazione dai trasferimenti degli italiani che vanno oltre confine. In brusca riduzione, invece, l’America meridionale (-14,9% di variazione in un anno ovvero più -2.254 italiani in meno nell’ultimo anno). Stabile l’America centro-settentrionale e solo 352 connazionali in più in un anno per le altre aree continentali contemplate dall’AIRE (Asia, Africa, Australia, Oceania, Antartide).

Su 107.529 espatriati nell’anno 2015, i maschi sono oltre 60 mila (56,1%). L’analisi per classi di età mostra che la fascia 18-34 anni è la più rappresentativa (36,7%) seguita dai 35-49 anni (25,8%).»

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«Secondo i dati riportati dall’UNESCO sono 47.998 gli studenti universitari italiani iscritti negli atenei stranieri nel 2013.» Di questi, solo 4,224 erano negli Stati Uniti.

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